venerdì 22 aprile 2016

Tarkovskij per la Giornata mondiale della terra


Imparavo dall’erba

Imparavo dall’erba, aprendo il quaderno,
e l’erba come un flauto prendeva a suonare.
La consonanza coglievo del colore e del suono
e quando la libellula il suo inno intonò,
passando tra i verdi accordi, simile a una cometa,
compresi che ogni stilla di rugiada è una lacrima.
Compresi che in ogni faccetta del suo grande occhio,
in ogni iride dello smagliante stridio dell’ali
dimora l’ardente parola del profeta
e, miracolo, svelai il segreto di Adamo.

Ho amato il mio tormentoso lavoro, la costruzione
di parole consolidate dalla loro stessa luce, l’enigma
di sentimenti confusi e la semplice soluzione
della ragione, nella parola verità mi appariva
la verità in persona, la mia lingua era viva
come l’analisi spettrale, le parole
si prostravano intorno ai miei piedi.

Dirò di più: tu che ascolti hai ragione,
io sentivo un quarto di suono, vedevo in penombra,
ma non umiliai né uomini né erbe,
non offesi con l’indifferenza la terra avita;
mentre sulla terra lavoravo, accogliendo
il dono dell’acqua gelida e del pane fragrante,
su di me il cielo infinito indugiava,
sulle mie maniche cadevano stelle.

(da Prima della neve, in Poesie e raccontiTracce, 1991, p. 31, trad. di Paola Pedicone)

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