sabato 16 giugno 2018

Frantumi V



Mi confortano parole che rileggo di Revelli in Populismo 2.0. E lo ripeto come ho fatto nei giorni della decisione difficile di abbandonare il Movimento: non era scontato che finisse con un abbraccio (mortale dal mio punto di vista) con Lega. Il M5S era nato su battaglie completamente diverse. Basta vedere quali le questioni affrontate negli anni della genesi o la “Carta di Firenze”. Fino a marzo, dunque, sicuramente, probabilmente fino allo scorso anno, il Movimento appariva profondamente diverso da altri neo-populismi europei.

«Testimoniano di questa diversità le tante battaglie condotte nella lunga fase di gestazione del Movimento, ambientaliste, pacifiste, antiautoritarie, partecipative. Ma anche i contenuti del programma elettorale con cui si è presentato alle elezioni politiche, nettamente diverso e in molti punti opposto a quelli dei variegati partiti e dei movimenti della destra populista europea (e più in generale occidentale), come ha sottolineato con molta chiarezza Roberto Biorcio, sulla base di dati empirici eloquenti. Mentre infatti – scrive – l’identità della maggior parte dei neopopulisti contemporanei è fortemente orientata alla rivendicazione di un recupero di «sovranità» affidato “a un leader “forte” in grado di far valere nelle istituzioni la volontà della gente comune”, e “l’idea di “popolo” proposta è fortemente caratterizzata in senso etnico e nazionalista” con l’assunzione di immigrati e rom come nemici (in Italia esempio tipico ne è la Lega in asse con Fratelli d’Italia), “il programma costruito dal M5S è completamente diverso, quasi opposto”. I suoi obiettivi “sono soprattutto orientati a favorire la democrazia partecipativa dei cittadini, a difendere uno stato sociale di tipo universalistico, a tutelare e valorizzare i beni comuni e/o pubblici (reddito di cittadinanza, difesa degli investimenti per la scuola e sanità pubblica)”.


L’altra grande anomalia del M5S è la spontanea partecipazione degli attivisti. Mentre i partiti tradizionali si strutturano su ceto politico (o soggetti che aspirano a diventare tali), nel Movimento, oltre a personaggi ambiziosi, che lo hanno utilizzato per la propria scalata al potere (e anche a Benevento ci sono molti esemplari di tal fatta), si trovano veri e propri idealisti. Mutatis mutandis, ricorda il Partito Comunista. Se vale quello schema, allora, dobbiamo immaginare un soggetto politico a più livelli ma che non potrebbe esistere senza l’impegno gratuito, le donazioni, la mobilitazione di un “popolo” che vuole essere “attivo”.


Quello che ho potuto sperimentare nei miei quattro anni di attivismo all’interno del M5S è il livello di approssimazione degli attivisti. Riconosciuta una passione (talvolta sfociante nella fede) oramai scomparsa nel rimanente, desolato spazio politico (salvo rarissime eccezioni nelle ali “estreme”), va preso atto, con sconforto, che questo “popolo”, al di là delle questioni più cavalcate dalla stampa ostile (le scie chimiche, i vaccini et cetera) è troppo spesso ignorante e felice di esserlo. Si ha la pretesa, non sorretta da un’adeguata volontà di approfondimento e studio, di poter pronunziarsi su ogni questione. Non biasimo questa pretesa. La considero un viatico ad una forma superiore di democrazia partecipata. Biasimo la pigrizia nel dotarsi di strumenti di consapevolezza. La democrazia digitale, che deve essere un grande obiettivo del futuro, può esistere, senza manipolazione “dall’alto”, solo se ci si mette con fatica a studiare, cercando di capire i problemi senza fermarsi alla superficie. Altrimenti si ripresentano i rischi di un’“ideologia” che pur si dice di voler superare. Che cos’è l’ideologia, infatti, se non una semplificazione della realtà? A Benevento pochissimi dei miei compagni di strada hanno mostrato la volontà di andare in profondità nella comprensione dei fenomeni (locali e non).

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