lunedì 6 gennaio 2014

i festini dell'imperatore (2011)




Molti anni fa viveva un imperatore, oramai vecchio, ma non rassegnato al naturale scorrere del tempo. L’imperatore, per sconfiggere il pensiero della morte, amava tanto possedere giovani donne belle e procaci, che spendeva tutti i suoi soldi per trombare con la “massima eleganza”, come amava ripetere. Non si curava dei suoi sudditi o di affrontare le gravi questioni del paese. Aveva una zoccola per ogni occorrenza: quella alta, quella pienotta, quella bambina, quella stagionata… Mentre di solito di un re si dice: - È in Consiglio! - di lui si diceva sempre: « È un coniglio… Sta trombando… ». 
Tra i suoi svaghi preferiti, quello di far indossare abiti di strana foggia alle sue preferite: «Vieni qui, bella bambina…», diceva ad una col cappuccio rosso. E la fanciulla, sgranando gli occhi, doveva dire: «Che pisello grande che hai!» (ahimé, pietosa bugia, di fronte ad un onusto attributo tenuto in piedi da frequenti alchimie di maghi di corte). 
L’altro gioco prediletto dal sovrano coinvolgeva il suo eunuco, il Moro (o la Mora, come preferivano altri). Infatti, ogni sera, nei suoi sollazzi, la Mora doveva pronunziare la frase: «Mi chiamo Bingo Bongo». E il sovrano rispondeva con tono beffardo: «E in culo te lo pongo». Tutti ridevano (anche se, poscia, il povero sire in disgrazia avrebbe scoperto con sommo stupore che tali risate erano forzate, e che più spesso le sue preferite ridevano, lui ignaro, alle sue spalle: o del suo minuscolo attributo creduto un virgulto o della sua vecchiezza oramai decrepita, vanamente camuffata con tinture, lozioni e altre diavolerie). Ancora gli piaceva che le predilette vestissero con abiti da infermiera. E quando il sovrano diceva: «Bunga Bunga!» esse dovevano rispondere: «Permetta che la punga…»
Un giorno l’eccesso di pozioni magiche sul suo esausto arnese ebbe effetto deleterio e non rimediabile. Infatti, il sovrano si trovo con l’asta diritta perennemente. Invano i servi cercarono di legare il membro con cinghie… Qualunque cosa si tentasse, era chiaramente visibile il priapismo permanente del povero puttaniere regale… 
Egli continuava le sue uscite, millantando la sua virilità sovrumana…. I sudditi assistevano sbigottiti a queste parate surreali, con la patta regale aperta ad esibire tutta la sua miseria…
Un giorno, un bambino assistette alla scena e gridò: «Mamma, ma l’imperatore è come il nostro cane… ed ha pure il culo flaccido! Perché tutti dicono che è bello e forte? Non è che un povero vecchio malato». Le parole del bambino risvegliarono i sudditi dalla loro paura. Fermarono la carrozza e, senza irridere il povero vecchio con l’uccello al vento, lo portarono in una casa di cura dove, circondato da infermiere di mezza età, trascorse una serena vecchiaia. 
Da allora il paese visse non felice e contento ma quieto, senza essere schernito per il proprio sovrano dai paese vicini.  

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