lunedì 5 dicembre 2016

Noi, il popolo


A giugno - con il primo turno delle Amministrative - pensavo che fosse finito il giro sulle montagne russe iniziato a settembre dello scorso anno. Non sapevo che, dopo una brevissima pausa, ne sarebbe cominciato un altro, altrettanto entusiasmante ed estenuante. Nel primo caso si trattava di immaginare un futuro diverso per la città, nel secondo di difendere un “bene comune”, anzi: il “bene comune” per eccellenza, la Costituzione del 1948.
Per carità, nessuna visione sacrale, ma il rispetto per una sintesi mirabile di linfe politiche diverse, uscita dal fuoco e dal sangue della Resistenza. Rispetto. Quello che è mancato agli improvvisati riformatori strettisi intorno a Giorgio Napolitano e Matteo Renzi.
Negli incontri pubblici, nei post di questo blog e nel quotidiano confronto/scontro sulla piazza virtuale di Facebook ho cercato di argomentare le ragioni decise del mio no, confortate da grandi studiosi del Diritto Costituzionale come Zagrebelsky o il nostro Vincenzo Baldini (preziosissimo!).
Confesso di essere fisicamente e psicologicamente estenuato. Lo scontro è stato durissimo. In certi momenti mi sono chiesto se ne valesse la pena...


La notte tra il 4 e il 5 dicembre resterà scolpita nella mia memoria. Una festa della democrazia, l’emergere inatteso (lo confesso) di potenti anticorpi contro la post-democrazia che si voleva instaurare attraverso la Boschi-Renzi, l’affermazione di un principio di partecipazione attiva delle comunità locali contro il neo-centralismo.
Quanti giorni avremo per riposare, ristorare le forze? O, meglio, quante ore? Altra corsa, altro giro...  
Si apre una pagina nuova della storia italiana. Io sono orgoglioso di esserne un piccolo pezzo, in una piccola città del Sud. Sono orgoglioso di rappresentare il Movimento 5 Stelle, che ha difeso la Costituzione repubblicana, democratica e antifascista. Lo sono fino alle lacrime, che pure non si addicono ad un cinquantenne scafato.
Inutile fare previsioni: il «movimento reale» è troppo complesso. L’importante è aver rimesso in moto un processo di partecipazione. Il popolo dovrà essere sovrano nei prossimi mesi.
E dunque? Viva l’Italia, l’Italia del 4 dicembre, «l’Italia che resiste nella notte triste» (la lunga notte della politica sottomessa ai mercati), e, lucidamente, progetta un futuro diverso per i suoi giovani privi di speranza, i suoi disoccupati disperati e il suo territorio devastato.

P.S.


Consapevolmente politically incorrect dedico l’ombrello a quei tre o quattro fessacchiotti, pasdaran locali del Sì,  cani da guardia della controrivoluzione inutile, miracolati della politica, eterni lacchè proni ai poteri del momento: sono andati a sbattere rompendosi la testa (e non me ne duole affatto). Si erano illusi che infangare le persone, minacciare querele, irridere fosse fruttuoso. A loro il mio disprezzo. Massima stima per chi, nel campo avverso, invece, si è speso con argomenti e passione civile. La politica è scontro, ma si può riconoscere all'avversario leale l'onore delle armi. E io lo farò sempre. 

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ubi tu Nicola ego Nicolae :)
Non perché io non abbia idee fin troppo radicate ma perché apprezzo e ammiro il tuo impegno, la strenua volontà di capire, di crescere e di far crescere la realtà intorno.
Per coltivare il "buono" in un terreno arido come la nostra povera, imbarbarita città.
Il re è nudo!
Qualche volta la tua voce mi è parsa quella del bimbo innocente della favola.
Ma da qualche parte bisogna pure cominciare e tu ti sei fatto carico della tua parte, mettendo generosamente a disposizione il tuo sapere e il tuo tempo, te stesso e la tua famiglia.
E così, per tua colpa (o merito???) una vecchietta come me è corsa a votare "i grillini" prima ancora delle figlie :)
Grazie Nicola, un abbraccio e un benedica per le belle Signore del tuo cuore, Almerinda