venerdì 31 ottobre 2008

Requiem per i miei morti

Pensiamo che la nostra vita sia popolata da tante persone. In realtà sono poche le vite altrui veramente importanti per noi, e precisamente sono quelle che, non sempre ma per sempre, ricordiamo nelle nostre preghiere serali, anche a distanza di molto tempo da quando esse sono oramai pulvis et umbra. Pace a mia nonna Rosa,
che mordeva negli ultimi tempi
la mano amorosa che pure la nutriva.
Pace a mio nonno Nicola,
che non serbava per questo rancore,
e che volle morire nel tempo giusto.
Pace a mia nonna Anna, che visse per i figli
fino al disprezzo di sé.
Pace ad Angelina, che seppe servire
senza essere servile.
Pace a Gabriella, che ebbe in dono
l’amore vero e un male mortale.
Pace a Maria Pia, che della vita volata via
non seppe le poche gioie e le molte amarezze.
Pace a Emanuele, mite ma fiero
in un mondo corrotto e violento.
Pace a Stefania, che nelle ultime ore sognava il suo abito bianco.
Pace a mio padre e mia madre,
che si amarono per un giorno
e per una vita intera si fecero male.
Pace a mio padre, che volle sfidare il mondo
intero e ne fu sfigurato.
Pace a mia madre, che sapeva sorridere quando tutto crollava dentro e fuori di lei.
Pace, pace, pace,
Signore, dona alle anime che evoco
nelle pigre preghiere serali, ed oggi
in un’alba sciabordante,
immemore d’ogni errore,
d’ogni errare umano, trascritto nel libro della vita
solo il bene che diedero,
l’amore che furono. 14 agosto 2008

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