sabato 2 maggio 2026

Sandra Mastroianni: I nomi che promettono. Una lettura di "Passo" (dai "Racconti minimi")

 

La mia amica Sandra Mastroianni mi ha fatto dono di una lettura assai profonda di uno dei racconti minimi” (Passo). Glie ne sono infinitamente grato.

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Il sentiero sembra avere uno scopo, ossia portare a un passo, ma nella realtà conduce a una parete e non c’è alcuna “porta” naturale (o esiste solo su un livello onirico?).

Questo richiama alla mia mente l’idea che il mondo non contenga un significato intrinseco. Non c’è una direzione garantita. Il fatto che “sembri” esserci è un’illusione costruita dall’abitudine o dalla tradizione.

Il linguaggio reiterato crea possibilità, ma non realtà.

La parola “Passo” è incisa ovunque, ma nomina qualcosa che non esiste ancora, crea un’aspettativa, orienta il comportamento senza generarlo.

Qui il racconto mi suggerisce una tensione fondamentale di un linguaggio che non descrive solo il mondo, ma lo anticipa; tuttavia non basta a realizzarlo.

La parola è una promessa vuota finché non viene incarnata da un’azione.

Quando l’uomo dice:

“Quelli che passano”

sta indicando che non c’è un’autorità superiore, non c’è un “progetto” originario, ma il vero senso nasce da chi attraversa, cioè dagli esseri umani stessi.

Questo senso è fragile, perché è basato su ripetizione: “tutti arrivano lì”, non su compimento: “nessuno passa davvero”.

È una verità in sospeso, mai verificata.

Il finale rivela un “salto” esistenziale quando Elia arriva al punto cruciale. Egli capisce che il passaggio non esiste.

A questo punto ha due possibilità: o tornare indietro (ma il sentiero è sparito), oppure fare un passo senza fondamento.

Questo, per me, è il cuore esistenzialista del racconto: l’azione autentica non può basarsi su certezze, perché è un salto nel vuoto, senza garanzia, senza prova, senza modello.

Il “passo” diventa allora un atto di creazione, non di scoperta.

Il fatto che Elia resti fermo è fondamentale.

Non è ignoranza, è consapevolezza.

E questa consapevolezza produce paralisi.

Perché? Perché ha capito che non esiste una scelta giusta già data: ogni scelta sarà arbitraria e, proprio per questo, totalmente sua.

Questa è l’angoscia filosofica: non paura di qualcosa, ma del fatto che nulla ti obbliga davvero.

Il racconto si conclude con quello che, per definizione, l’uomo non può spiegare: un paradosso.

Il passo esiste solo se qualcuno lo compie, ma nessuno può compierlo senza credere che esista.

Quindi la realtà dipende da un atto che nessuno riesce a iniziare.

È una riflessione potente sull’origine delle possibilità, sul ruolo del primo gesto, sulla difficoltà di essere il primo.

Il racconto mi ha fatto sorgere un pensiero profondo.

L’essere umano vive in un mondo privo di passaggi dati, ma pieno di nomi che li promettono. La libertà consiste nel creare quei passaggi con le proprie azioni, ma proprio questa libertà genera paralisi, perché non ha alcun fondamento su cui poggiarsi.

È libertà e paura di vivere la libertà fuse assieme nello stesso breve racconto; è l’umanità dotata di libero arbitrio.

                                                             Sandra Mastroianni


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