martedì 24 marzo 2026

35. Passo [🅡🅐🅒🅒🅞🅝🅣🅘 🅜🅘🅝🅘🅜🅘]

 


“Passo” era scritto sulla pietra, appena oltre il tornante.

Elia lo lesse quando la nebbia si aprì per un momento. La parola era incisa con mano incerta. Non indicava una direzione. Non spiegava nulla.

Il sentiero saliva tra rocce scure. Più in alto, la strada si stringeva fino a diventare una fenditura tra due pareti. Non c’erano torri di guardia né stendardi. Solo vento.

Elia avanzò.

Dopo pochi metri il terreno cambiò consistenza. La ghiaia lasciò posto a lastre piatte, consumate al centro. Segni di passaggio antico. Molti piedi. Sempre nello stesso punto.

Si fermò.

Dal lato opposto della gola arrivava un suono metallico. Non un combattimento. Il battere regolare di qualcosa contro la pietra.

Proseguì con cautela.

Dietro la curva trovò un uomo seduto su uno sgabello basso. Aveva un martello e uno scalpello. Stava incidendo la stessa parola sulla roccia.

Passo.

L’uomo non si voltò.

«Da quanto tempo lavori qui?» chiese Elia.

«Da quando hanno deciso di aprire il valico.»

«Chi?»

Il martello colpì ancora la pietra.

«Quelli che passano.»

Elia osservò il tratto di strada dietro l’uomo. Non proseguiva. Finiva contro una parete liscia.

«Questo non è un valico.»

«Lo diventerà.»

«Quando?»

L’uomo fece una pausa. Soffiò via la polvere di pietra.

«Quando qualcuno riuscirà ad attraversarlo.»

Elia guardò di nuovo il sentiero alle sue spalle. La nebbia lo aveva già coperto.

«Nessuno è passato?» chiese.

«Molti.»

«E dove sono andati?»

L’uomo indicò la parete davanti a loro.

«Lì.»

Elia si avvicinò. La roccia era segnata da graffi, urti, tentativi. Nessuna apertura.

Tornò indietro di un passo.

«Perché continui a incidere quella parola?»

«Perché qualcuno deve pur segnare il punto.»

Il martello riprese a battere.

Passo.

Passo.

Passo.

Elia restò fermo a osservare il muro. Non vedeva varchi. Non vedeva tracce di chi avrebbe attraversato.

Eppure il sentiero portava lì con una precisione che non lasciava alternative.

Capì che non si trovava davanti a una porta chiusa. Si trovava nel luogo in cui molti avevano deciso che una porta doveva esistere.

Il vento attraversò la gola.

Alle sue spalle non c’era più il sentiero.

Davanti, la parete continuava a ricevere colpi regolari.

Elia si accorse di non sapere se il passo fosse quello inciso sulla pietra, quello che aveva fatto per arrivare fin lì, o quello che avrebbe dovuto fare adesso senza sapere dove posarlo.

Restò fermo, con il piede sospeso sopra la roccia, senza riuscire a trasformare l’esitazione in un gesto.


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