I tracciati mostravano una riduzione della larghezza di banda. Riccardo osservava i log del workspace globale. I dati di Irene presentavano un aumento del rumore sinaptico, simile a quello descritto nei testi sulla Whole Brain Emulation quando il segnale biologico degrada. Nonostante la stanchezza fisica, la struttura funzionale dei ricordi rimaneva integra.
Riccardo applicava i criteri di Metzinger sulla “finestra di presenza”. Verificava se il modello simulato di Irene riuscisse ancora a generare un’immagine unitaria del mondo. I versi inseriti nelle risposte venivano trattati come stringhe di dati ad alta densitร . Non avevano un valore simbolico per il sistema; erano blocchi di informazione che favorivano la sincronizzazione dei moduli linguistici.
Il quaderno venne integrato nel protocollo. Riccardo digitalizzรฒ le righe lette da Irene. Le inserรฌ come input esterni nel modello della memoria autobiografica. Voleva testare se stimoli testuali costanti potessero stabilizzare la deriva temporale dei tracciati. Il sistema reagรฌ con un incremento della coerenza per circa dodici minuti, poi tornรฒ ai valori di base.
Le sessioni brevi producevano file piรน gestibili. Riccardo non cercava la totalitร dell’esperienza di Irene. Si concentrava sui moduli di riconoscimento di schemi. Se il sistema riconosceva la struttura di un ricordo, lo marcava come persistente. La precisione delle parole di Irene, nonostante la lentezza, permetteva una mappatura funzionale accurata.
Durante le interruzioni, Riccardo analizzava i tempi di latenza. Il passaggio dallo stato di veglia attiva allo stato di riposo avveniva senza oscillazioni brusche. Nei documenti tecnici, questa veniva definita “cessazione controllata della simulazione”. Non c’erano perdite di dati improvvise.
Irene ridusse ancora i movimenti. Nelle registrazioni video di controllo, la rigiditร della postura era un dato costante. La voce, registrata in digitale, veniva scomposta in frequenze. Riccardo notava che la tessitura armonica non variava, ma i silenzi tra le parole diventavano piรน lunghi. Questi intervalli venivano rimossi in fase di editing per mantenere il flusso dinamico del modello.
Il lavoro proseguiva per accumulo. Riccardo non parlava di finalitร . Si limitava a verificare che ogni nuova sessione fosse compatibile con l’architettura dei cluster in laboratorio. I file venivano salvati su supporti ridondanti. La continuitร del processo era l’unico parametro di successo.

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