lunedì 27 aprile 2026

Il fuoco purifica ogni cosa [𝓇𝒶𝒸𝒸ℴ𝓃𝓉𝒾]



Il fumo denso pizzicava gli occhi, offuscando i contorni, ma non abbastanza da nascondere la scena. Un’acre nube nera si addensava, soffocando l’aria, mescolandosi al ferro pesante del sangue e all’odore dolciastro della carne bruciata che iniziava a salire dalle profondità dell’appartamento. Un corpo giaceva scomposto nel corridoio, un mucchio informe di vestiti e membra contorte. Il cranio fracassato, la gola un’apertura scarlatta. Un danno collaterale. Poco oltre, un’altra macchia scura sul pavimento. Non si può fare una frittata senza rompere le uova.

L’uomo ansimava, il suo respiro un sibilo rauco. Non era affanno, non era paura. Era una fase di purificazione. Un rituale. Il suo corpo non sentiva la stanchezza, solo una tensione sottile, un’energia fredda e calcolatrice. Il coltello a lama lunga gli pesava ancora in mano, la lama sporca e lucida che rifletteva fiocamente i bagliori rossastri dell’incendio che iniziava a divampare. La spranga, invece, era stata lasciata cadere in un angolo, il suo peso non più necessario, il suo compito assolto.

Aveva ripulito. Aveva purificato. Era questa la parola che continuava a ronzargli in testa, a mo’ di mantra, proveniente da una voce interiore che per troppo tempo era stata soffocata. Per anni, aveva sopportato. Quei rumori incessanti, assordanti, capaci di trapanare il cranio. Quelle intrusioni nella quiete, negli spazi, nel mondo così meticolosamente costruito e difeso. Quella sporcizia morale che sentiva impregnare le pareti, portata da presenze sgradite, da vite che considerava indegne di abitare la sua stessa aria. Ora era finita. Tutti i tormenti, tutte le piccole e grandi umiliazioni percepite, tutte le notti insonni passate a rimuginare sul “troppo è troppo”.

E la sua mente, per un attimo, assaporò una rigenerante sensazione di giustizia. Non la giustizia delle leggi o della morale comune ma la sua, privata, assoluta: il debito saldato con sangue e fuoco. Una strana pace, mai sperimentata negli ultimi anni, gli avvolgeva i sensi, una quiete che solo l’annientamento totale di ciò che detestava poteva offrirgli. Era come se, in quel momento, avesse finalmente riportato l’ordine in un mondo impazzito, architetto della distruzione che aveva rimesso a posto ogni cosa.

* * *

Il racconto integrale, ispirato al delitto di Erba, si può leggere in Fattacci.





Nessun commento: