La visita durò più del previsto. Irene entrò da sola. Riccardo rimase fuori. Seduto. Aveva lasciato il cappotto piegato sulle ginocchia. Guardava le persone passare. Alcune parlavano a voce bassa. Altre fissavano il vuoto. Qualcuno entrava. Qualcuno usciva. Il tempo si allungava senza misura precisa. Non c’era un orologio visibile.
Riccardo cambiò posizione più volte. Incrociò le mani. Le sciolse. Guardò il telefono. Non c’erano messaggi. Rimase seduto. Il corridoio era sempre uguale. Stesso colore. Stesse sedie. La porta dello studio restava chiusa.
Provò a contare i passaggi. Persone che si alzavano. Nomi pronunciati. Porte che si aprivano. Non mantenne la sequenza. La perse dopo pochi minuti. Riprese a guardare davanti a sé.
Una donna si sedette accanto a lui. Appoggiò una borsa ai piedi. Non parlarono. Dopo un tempo indefinito fu chiamata. Si alzò. Lasciò la sedia libera. Lo spazio tornò identico.
Riccardo spostò il cappotto. Lo piegò di nuovo. Controllò il telefono. Nessuna notifica. Lo rimise in tasca. Appoggiò i gomiti sulle ginocchia. Le mani davanti al viso. Rimase così.
La porta si aprì una volta. Non era Irene. Si richiuse. Il corridoio riprese il suo ritmo minimo. Un rumore distante. Passi che non si fermavano. Voci basse.
Il tempo non forniva segnali. Non indicava avanzamenti. Restava sospeso tra un gesto e l’altro. Riccardo rimase seduto. Aspettò.
Quando la porta si aprì di nuovo, Irene uscì. Si fermò un istante sulla soglia. Riccardo si alzò. La guardò. Non chiese.
Lei aveva un foglio in mano. Lo teneva senza guardarlo. Fece pochi passi. Riccardo prese il cappotto. Le si avvicinò. Uscirono insieme nel corridoio. La porta si chiuse alle loro spalle.
Non dissero nulla. Camminarono fino all’uscita. Il tempo riprese a scorrere secondo i passi.
Quando Irene uscì, il medico la seguì fino alla porta. Disse poche frasi. Indicò un corridoio laterale. Propose altri esami. Parlava con tono regolare. Non alzava la voce. Non la abbassava. Irene ascoltava. Chiedeva chiarimenti su parole precise. Non prendeva appunti. Riccardo restava un passo indietro. Guardava le mani del medico mentre parlava.
Il corridoio laterale era più stretto. Porte numerate. Un carrello fermo contro il muro. Un’infermiera passò senza fermarsi. Il medico indicò una stanza. Consegnò un foglio. Irene lo prese. Lo piegò una volta. Lo tenne tra le dita. Il medico concluse. Tornò indietro. La porta si richiuse.
Uscirono dall’edificio. Si fermarono sul marciapiede. Irene aprì il foglio. Lo lesse in silenzio. Riccardo guardava il traffico. Lei richiuse il foglio. Lo rimise in tasca. Ripresero a camminare.

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