Il gesto gli restΓ² in mano quando la costa sparΓ¬ dietro la linea dell’acqua: Elia non seppe piΓΉ a chi rivolgerlo. Aveva salutato senza convinzione, come si fa con qualcosa che non si pensa di perdere davvero. Poi la nave aveva preso vento e il mondo conosciuto si era ritirato in poche ore, senza lasciare appigli.
Nei giorni successivi imparΓ² a orientarsi in negativo. Le carte si interrompevano prima del punto in cui si trovavano. I nomi finivano, restavano margini bianchi. Il pilota parlava di correnti che nessuno aveva descritto. La bussola oscillava con una lentezza che metteva inquietudine. Elia sentiva insieme due spinte: una lo tirava indietro, verso ciΓ² che poteva essere detto; l’altra lo teneva fermo a prua, dove l’acqua apriva sempre qualcosa che non aveva ancora for-ma.
La prima terra apparve come una macchia scura, bassa. Non era nelle mappe. Non aveva un nome che potesse essere pronunciato a bordo. Sbarcarono all’alba, senza proclami. La sabbia era piΓΉ fine di quanto avesse visto altrove. L’aria aveva un odore che non riusciva a scomporre. Ogni cosa sembrava vicina e insieme sottratta, come se lo spazio non bastasse a contenerla.
Elia avanzΓ² oltre gli altri. Non per coraggio, pensΓ², ma perchΓ© restare indietro gli risultava piΓΉ difficile. Ogni movimento produceva un leggero scarto: il suono dei piedi non coincideva con il ritmo del corpo, la luce non cadeva come si aspettava. Guardava gli alberi e non trovava categorie che li contenessero. ProvΓ² a nominare, a ricondurre. Le parole si fermavano prima dell’oggetto.
Si accorse che quel vuoto non era solo mancanza. C’era un brivido netto, una specie di apertura. Non doveva rispondere a nessuna abitudine. Poteva guardare senza dover riconoscere. Questa libertΓ lo attirava con la stessa forza con cui lo disorientava.
Dal limite della vegetazione uscì una figura. Non si avvicinò. Restò a una certa lontananza, come se la misura fosse già stabilita. Elia alzò la mano, ripetendo il gesto con cui si era congedato dal porto. Gli parve inadatto, eppure non ne aveva altri. La figura fece qualcosa di diverso, un movimento breve, preciso, che non corrispondeva a nulla che conoscesse.
Elia sentì il desiderio di capire e, nello stesso tempo, la resistenza a ridurre quel luogo a qual-cosa di già noto. Ripeté il proprio gesto. Non funzionò. Provò a imitarne uno altrui. Ne uscì un movimento incerto, senza peso. Restarono così, separati da una linea che non era solo di terra.
Alle spalle, la nave sembrava già lontana, come se appartenesse a un altro ordine. Davanti, la vegetazione non prometteva nulla che potesse essere previsto. Elia rimase tra le due direzioni, con il corpo leggermente inclinato in avanti e la mente che cercava di tornare indietro. Non riuscì a scegliere. Avanzò.
Non seppe dire se fosse entrato o se stesse perdendo il punto da cui era partito. In quell’avanzare c’era lo sgomento di non avere strumenti e una forma di esattezza che non aveva mai provato. Come se il mondo non gli chiedesse di essere riconosciuto, ma soltanto percorso, e il suo stare lΓ¬ non fosse altro che un attraversamento.

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