mercoledรฌ 18 marzo 2026

30. Espansione [๐Ÿ…ก๐Ÿ…๐Ÿ…’๐Ÿ…’๐Ÿ…ž๐Ÿ…๐Ÿ…ฃ๐Ÿ…˜ ๐Ÿ…œ๐Ÿ…˜๐Ÿ…๐Ÿ…˜๐Ÿ…œ๐Ÿ…˜]


L’universo aveva iniziato a espandersi il lunedรฌ, secondo il bollettino.

Elia lo seppe dal notiziario del mattino, mentre versava il caffรจ. Un grafico semplice mostrava una curva in salita.

«Fenomeno lieve ma irreversibile» spiegava la voce. «Nessun allarme.»

Aprรฌ la finestra. Il palazzo di fronte sembrava alla stessa distanza di sempre. Forse un poco piรน lontano. O forse era suggestione.

Andรฒ al lavoro. In metropolitana le persone parlavano dell’espansione come di un aggiornamento stagionale.

«Si adegueranno le infrastrutture» diceva un uomo con la cravatta allentata.

«รˆ giร  tutto previsto» rispondeva una donna con le cuffie.

Elia ascoltava. Non riusciva a capire in che modo l’universo che si allargava potesse essere previsto.

In ufficio, il responsabile distribuรฌ un promemoria: Protocollo di adattamento allo scostamento cosmico. Le scrivanie sarebbero state distanziate progressivamente. Le riunioni ridotte.

«Nulla cambia nella sostanza» disse il responsabile. «Solo le proporzioni.»

Elia guardรฒ la stanza. Gli sembrรฒ che le pareti fossero appena piรน distanti.

A pranzo uscรฌ in strada. Le insegne oscillavano. Le ombre parevano leggermente piรน lunghe del dovuto.

Chiamรฒ sua madre.

«Hai sentito?» chiese.

«Sรฌ. รˆ sempre stato cosรฌ. Solo che ora lo misurano.»

«E non ti preoccupa?»

«Di cosa dovrei preoccuparmi?»

Elia non seppe rispondere.

La sera, tornando a casa, notรฒ che il corridoio del suo palazzo sembrava piรน lungo. Le scale piรน ripide. Il pianerottolo piรน vuoto.

Accese la televisione.

Un esperto spiegava che l’espansione non avrebbe avuto effetti percepibili sulla vita quotidiana.

«Si tratta di variazioni infinitesimali» disse con un sorriso sereno.

Elia si sedette sul divano. Sentiva una distanza crescente tra lui e le cose. Non misurabile. Non verificabile.

Aprรฌ il frigo. La luce interna sembrรฒ impiegare un istante in piรน ad accendersi.

Forse era stanchezza.

Nei giorni seguenti le strade si fecero leggermente piรน larghe. Le conversazioni piรน rarefatte. Gli abbracci piรน brevi.

Nessuno sembrava turbato.

Un collega gli disse: «รˆ solo l’universo che fa il suo lavoro.»

Elia annuรฌ.

Provรฒ a immaginare il punto da cui tutto si allargava. Non riuscรฌ a collocarlo.

Si chiese se l’espansione fosse fuori di lui o dentro.

Se l’universo si dilatava, dove restava il centro?

Guardรฒ le mani. Erano lรฌ. Il tavolo era lรฌ. La stanza pure.

Eppure qualcosa si era spostato di pochi millimetri.

Non sapeva nominare quella sensazione. Non era paura. Non era meraviglia.

Era la percezione che le coordinate stessero scivolando senza rumore, e che nessuno volesse ammetterlo.

La televisione annunciรฒ che l’espansione era ormai stabile.

Elia spense.

Rimase seduto nel soggiorno leggermente piรน ampio.

Non capiva se fosse lui a diventare piรน piccolo o il resto a diventare piรน lontano.

Capiva solo che l’universo poteva allargarsi senza chiedere il suo consenso.

E che lui non aveva alcuno strumento per stabilire se stesse ancora al centro o giร  ai margini di qualcosa che continuava a chiamarsi realtร .


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