lunedรฌ 16 marzo 2026

28. Lame [๐Ÿ…ก๐Ÿ…๐Ÿ…’๐Ÿ…’๐Ÿ…ž๐Ÿ…๐Ÿ…ฃ๐Ÿ…˜ ๐Ÿ…œ๐Ÿ…˜๐Ÿ…๐Ÿ…˜๐Ÿ…œ๐Ÿ…˜]


La distanza si misurava in lame.

Nella Cittร  delle Fucine ogni disputa veniva risolta con duelli regolamentati. Non per onore. Per statistica. I conflitti venivano registrati, analizzati, corretti. Le spade erano collegate a un circuito che rilevava angolo, velocitร , intenzione.

Elia era istruttore di postura presso l’Accademia. Insegnava agli allievi a mantenere la giusta separazione tra sรฉ e l’avversario. Un passo troppo avanti significava aggressione. Un passo indietro, resa.

«La distanza รจ equilibrio» ripeteva.

Lo aveva imparato a memoria.

Quel giorno fu convocato per un duello pubblico. Non come maestro. Come parte in causa.

Un ufficiale lo accusava di aver alterato i parametri di un addestramento. Nessuna prova concreta. Solo un sospetto di deviazione nelle statistiche.

La piazza era circolare, pavimento metallico inciso da linee concentriche. Al centro, il perimetro attivo del combattimento.

Le spade gli furono consegnate con il consueto impulso elettrico lungo l’elsa. Il circuito si attivรฒ. Un ronzio leggero.

«Mantenga la distanza regolamentare» annunciรฒ la voce sintetica sopra di loro.

Elia prese posizione.

L’ufficiale avanzรฒ di mezzo passo. Le linee sul pavimento si illuminarono, registrando lo scarto.

Elia arretrรฒ automaticamente. Il corpo conosceva il codice.

Eppure, sotto il gesto corretto, sentiva un disallineamento.

Non era paura di essere ferito. Era la percezione che il duello non riguardasse l’accusa.

«Pronto?» chiese l’ufficiale.

Elia annuรฌ.

Le lame si incrociarono con precisione calcolata. I colpi erano registrati in tempo reale. Ogni movimento tradotto in percentuale.

Elia vedeva i dati scorrere sul bordo della visiera: reazione 0.7 secondi, deviazione 3 gradi, rischio contenuto.

Tutto misurato.

Solo lui non sapeva piรน dove collocarsi.

L’ufficiale attaccรฒ con un affondo rapido. Elia parรฒ. Il metallo vibrรฒ.

«Non รจ la tecnica che ti accusa» disse l’uomo tra un colpo e l’altro. «รˆ il tuo modo di stare.»

Elia non comprese.

Tentรฒ un contrattacco. L’algoritmo segnalรฒ eccesso di spinta. Penalitร  lieve.

La distanza tra loro restava costante, perfetta.

Eppure Elia avvertiva che il centro si era spostato.

Forse non era fuori regola. Forse era fuori asse rispetto a un sistema che pretendeva coerenza assoluta.

«Sei distratto» disse l’ufficiale.

Era vero.

Non perchรฉ pensasse ad altro. Perchรฉ non riusciva a credere che la contesa potesse essere ridotta a parametri.

Un colpo lo sfiorรฒ al fianco. Segnalazione acustica. Punto assegnato all’avversario.

La folla restava silenziosa.

Elia comprese che la distanza non era tra lui e l’ufficiale. Era tra il gesto e il senso del gesto.

Continuรฒ a combattere secondo manuale. Movimenti corretti. Percentuali accettabili.

Quando il segnale finale decretรฒ la sua sconfitta, le lame si spensero insieme.

L’ufficiale abbassรฒ la spada.

«Vedi?» disse. «Ti manca allineamento.»

Elia tolse la visiera.

Non sapeva se gli mancasse disciplina o convinzione.

Sapeva solo che, pur restando dentro le linee, non coincideva con esse.

La distanza era stata rispettata. Il centro no.

E mentre la piazza tornava neutra, capรฌ che nessuna tecnologia avrebbe colmato quello scarto interno, quella frattura che non appariva nei dati.

Una frattura che non si misurava in lame ma in una crescente estraneitร .


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