domenica 22 febbraio 2026

07. Mistero [๐Ÿ…ก๐Ÿ…๐Ÿ…’๐Ÿ…’๐Ÿ…ž๐Ÿ…๐Ÿ…ฃ๐Ÿ…˜ ๐Ÿ…œ๐Ÿ…˜๐Ÿ…๐Ÿ…˜๐Ÿ…œ๐Ÿ…˜]

 


Senso era la parola che frate Elia non riusciva piรน a pensare durante l’ufficio dell’alba.

Il monastero di San Verano sorgeva su un’altura battuta dal vento. Le pietre erano fredde anche d’estate. I fratelli si alzavano quando il cielo era ancora nero, entravano in coro, salmodiavano secondo la Regola.

Elia conosceva ogni versetto. La voce gli usciva corretta, disciplinata. Eppure, da qualche settimana, le parole gli apparivano come scale appoggiate al vuoto.

«Ti vedo stanco» disse il priore una mattina, mentre attraversavano il chiostro.

«Non รจ stanchezza, padre.»

«Tentazione, allora?»

Elia esitรฒ. «รˆ come se il mondo fosse diventato opaco. Recito, obbedisco, trascrivo. Non capisco piรน a che cosa rimandi ciรฒ che facciamo.»

Il priore si fermรฒ sotto l’arco centrale. «La fede non รจ comprensione.»

«Lo so. Ma non รจ nemmeno ripetizione.»

Il vento attraversรฒ il cortile, sollevando foglie secche contro le arcate. In lontananza si vedevano i campi brulli, un villaggio raccolto attorno alla torre.

«Dubiti di Dio?» chiese il priore.

«Dubito della mia capacitร  di riconoscerlo.»

La risposta non era prevista.

Nei giorni seguenti Elia copiรฒ manoscritti nello scriptorium. Le lettere gotiche scorrevano ordinate sulla pergamena. “In principio erat Verbum.” Scrisse la frase con attenzione. La guardรฒ a lungo. Se il principio era una parola, perchรฉ ora le parole gli sembravano insufficienti?

Una sera, mentre i fratelli cenavano in silenzio, udรฌ bussare al portone. Un viandante chiedeva rifugio. Era infreddolito, sporco di fango.

Elia lo condusse in cucina.

«Perchรฉ vi fermate qui?» domandรฒ il viandante.

«Per cercare Dio.»

L’uomo lo osservรฒ con un sorriso stanco. «E l’avete trovato?»

Elia non seppe rispondere.

Quella notte salรฌ sulla torre campanaria. Il cielo medievale non era misurato da strumenti, solo da stelle. Guardรฒ la campagna immersa nell’oscuritร . Pensรฒ ai contadini, alle malattie, alle guerre che attraversavano le terre senza ordine visibile.

Forse il senso non era nascosto nelle formule nรฉ custodito nei codici miniati. Forse era nella domanda stessa, nel vuoto che costringeva a cercare.

All’alba tornรฒ in coro. Le voci si alzarono insieme.

Quando arrivรฒ al versetto finale, non cercรฒ di comprendere. Restรฒ dentro l’atto di pronunciare.

E per un istante brevissimo lo smarrimento non fu negazione ma apertura verso il mistero.


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