Gli esami furono fissati nei giorni successivi. Tac. Analisi. Prelievi. Attese in sale diverse. Spostamenti continui. Numeri da prendere. Schermi da seguire. Nomi chiamati. Irene si presentava agli orari indicati. Si sedeva. Aspettava. Entrava. Usciva.
Le procedure si
ripetevano. Documenti da mostrare. Moduli da firmare. Indicazioni brevi. Tempi
non dichiarati. Alcuni esami richiedevano preparazione. Digiuno. Acqua da bere.
Attese più lunghe. Irene seguiva le istruzioni. Non aggiungeva domande.
Riccardo la
accompagnava. Restava nelle sale d’attesa. Talvolta entrava fino alla soglia.
Poi si fermava. Occupava una sedia. Si alzava quando veniva chiamato il nome di
Irene. Non sempre coincideva con l’orario previsto.
Tra un esame e
l’altro uscivano. Camminavano per brevi tratti. Si fermavano in un bar. Un
caffè. Poche parole. Poi di nuovo verso l’ospedale. Stessi ingressi. Stessi
corridoi. Percorsi che diventavano familiari.
Irene manteneva
gli impegni essenziali. Le lezioni già fissate. Alcuni ricevimenti. Ridusse il
resto. Avvisò in facoltà. Scrisse che avrebbe recuperato. Nessuno obiettò.
Nessuno chiese dettagli.
Le giornate si
riempirono di appuntamenti. Orari da rispettare. Code. Fogli da firmare. Irene
arrivava sempre puntuale. Riccardo la accompagnava. A volte restava. A volte
usciva. Tornava all’orario stabilito.
Il risultato
arrivò in una mattina piovosa. L’aria era fredda. L’ospedale sembrava più
affollato. Lo lessero insieme. Seduti. Il medico parlò di localizzazione. Di
estensione. Di tempi. Usava un lessico preciso. Evitava perifrasi. Disse che le
possibilità erano poche. Indicò una percentuale. La disse una volta sola. Non
la ripeté.
Irene chiese
cosa sarebbe cambiato subito. Il medico rispose in termini pratici. Cure.
Effetti collaterali. Controlli frequenti. Possibili ricoveri. Riccardo
ascoltava. Memorizzava. Non interveniva. Guardava Irene mentre faceva domande.
Notò che non stringeva le mani.
Uscirono.
Attraversarono il corridoio in silenzio. Si fermarono al bar dell’ospedale.
Presero due caffè. Irene bevve lentamente. Riccardo no. Tenendo la tazzina tra
le mani. Non parlarono per qualche minuto. Poi Irene disse che avrebbe finito
il corso. Disse che mancavano poche settimane. Riccardo annuì. Non chiese come.
Non chiese se fosse possibile.













