La responsabilità gli era rimasta tra le mani come una tavoletta non incisa.
Elia viveva a Trastevere, in una stanza sopra il laboratorio di un conciatore. Scriveva contratti per chi non conosceva il latino e traduceva proclami per chi non conosceva l’aramaico.
Quella settimana Roma era inquieta. Si parlava di nuovi tributi, di sospetti verso gli stranieri, di predicatori arrestati lungo la via Appia.
Un funzionario lo aveva convocato.
«Abbiamo bisogno di capire che cosa si dice nelle vostre assemblee.»
Non era un’accusa. Non ancora.
Elia sedeva davanti al magistrato e traduceva frammenti di discorsi ascoltati giorni prima nella sinagoga. Parole sulla fedeltà alla Legge, sulla speranza, sulla fine delle ingiustizie.
«Contengono minacce?» chiese il magistrato.
Elia esitò.
Le parole sulla giustizia potevano sembrare minacce. Quelle sulla speranza potevano sembrare insubordinazione.
«Sono parole antiche» disse.
«Ogni parola antica può diventare nuova.»
Elia uscì dal tribunale con la sensazione di aver detto troppo o troppo poco.
Camminò lungo il Tevere. Le barche scivolavano lente. I ponti restavano fermi.
Pensò alla comunità che si aspettava da lui protezione, e ai romani che si aspettavano da lui chiarezza.
Non apparteneva del tutto a nessuno dei due lati.
Entrò nella sinagoga quella sera. Gli uomini discutevano a bassa voce.
«Cosa vogliono?» gli chiesero.
«Capire» rispose.
Non era vero. O non del tutto.
Tornando a casa, si fermò davanti a un muro coperto di scritte. Insulti contro gli ebrei. Frasi contro l’imperatore. Mani diverse, rabbie diverse.
Roma parlava molte lingue, e nessuna coincideva con l’altra.
Elia comprese che non sapeva più da quale punto guardare la città. Ogni parola che traduceva cambiava significato passando da una lingua all’altra. Ogni silenzio poteva essere letto come colpa.
Non temeva la punizione. Temeva l’equivoco.
Temeva di essere sempre un passo indietro rispetto a ciò che accadeva.
Si sedette sul letto, con le tavolette davanti.
Non sapeva se la responsabilità fosse scegliere una parte o restare nel mezzo.
Non sapeva se il mezzo fosse prudenza o vigliaccheria.
Capì solo che il mondo attorno a lui chiedeva definizioni nette, e lui non riusciva più a offrirle.
E mentre Roma continuava a muoversi con sicurezza, si accorse di non sapere più dove collocare il proprio confine.












