Giorni di nebbia avvolgevano il passo di Qingshan quando Elia vi giunse.
Le cronache dell’Impero parlavano di banditi, di scuole rivali, di maestri scomparsi. Lui cercava altro. Cercava un uomo che, secondo le voci, combatteva senza aderire a nessuna setta.
Il sentiero saliva tra pini piegati dal vento. La neve cadeva obliqua, sottile. Ogni impronta restava visibile per pochi istanti, poi si cancellava.
Davanti al ponte sospeso trovò un giovane con la tunica azzurra della Scuola del Drago Orientale.
«Il passo è chiuso» disse il giovane. «Per ordine del Consiglio.»
«Il vento ha ricevuto lo stesso ordine?» chiese Elia.
Il giovane non sorrise. Sguainò la spada con un gesto fluido.
Il combattimento non fu lungo. Elia si mosse di lato, evitando il primo affondo. Non cercava la forza ma lo spazio tra i movimenti. Colpì il polso del giovane con il piatto della lama. La spada cadde sulla neve.
«Perché non finisci il duello?» ansimò l’avversario.
«Non sto cercando vittoria.»
Attraversò il ponte.
Sul versante opposto, un vecchio sedeva su una roccia piatta, lo sguardo rivolto alla valle.
«Sei arrivato» disse senza voltarsi.
«Mi cercavi?»
«Non ancora. Ma sapevo che qualcuno sarebbe salito.»
Elia si fermò a pochi passi. «Dicono che tu combatta senza scuola.»
«Dicono molte cose.»
Il vecchio tracciò con un ramo un cerchio nella neve. Poi lo spezzò con una linea obliqua.
«Ogni scuola insegna una forma. La forma protegge ma imprigiona.»
«E tu cosa insegni?»
«A perdere l’appartenenza.»
Il vento si fece più forte. La neve cancellò metà del cerchio.
Elia sentì riemergere lo smarrimento che lo accompagnava da giorni. Non era ignoranza della tecnica. Era distanza dalle definizioni.
«Se non appartengo a nulla, dove sto?» chiese.
Il vecchio si alzò con lentezza inattesa per la sua età. I suoi movimenti erano essenziali, privi di ornamento.
«Stai nel gesto prima che diventi nome.»
Senza preavviso, il maestro attaccò. Ogni colpo sembrava anticipare la risposta.
Elia arretrò, poi smise di opporre resistenza. Lasciò che il corpo trovasse un ritmo non appreso, non codificato. Per un istante, non cercò di comprendere.
Le lame si fermarono a pochi centimetri l’una dall’altra.
Il vecchio annuì. «Non sei qui per dominare. Sei qui perché non ti riconosci più nelle forme.»
Elia abbassò la spada. Guardò la valle, le tracce già scomparse sul ponte.
«E questo basta?» chiese.
Il maestro scosse il capo. «Basta per iniziare. Il resto è disciplina.»
Il vento cancellò del tutto il cerchio tracciato nella neve.
Elia comprese che la via non era un sistema cui aderire ma un esercizio continuo di spoliazione.
E che ogni gesto, per restare vivo, doveva sfuggire alla tentazione di diventare scuola.












