Marco aveva vent’anni quando seppe che Manuela era morta. Glielo disse Maria, con quel suo tono equidistante, mai emotivo. Ma lei non poteva sapere cosa Manuela rappresentasse per Davide, e dunque anche per lui. Perché c’era stato un tempo in cui non si poteva pensare a Davide senza pensare a Manuela. Erano intrecciati, come quei rampicanti che si aggrappano al muro e sembrano parte della pietra stessa.
Marco non vide Manuela morire. Non la vide nel letto d’ospedale, con la pelle trasparente, i capelli ormai radi, gli occhi stanchi ma ancora pieni di quella dolce ironia che la rendeva diversa da ogni altra donna. Non la vide stringere la mano ai figli per l’ultima volta né dire a Davide, con voce appena udibile, che era stata felice, nonostante tutto. Non fu lì quando smise di respirare né quando i medici ne constatarono la morte. Non fu neanche alla camera ardente né alla messa né al cimitero. Non vide la bara, non toccò il legno, non ascoltò le parole di nessuno. Nulla.
Seppe della fine “un paio di giorni dopo”, e per lui fu come se il mondo si fosse preso gioco del tempo. Come se un pezzo intero della sua giovinezza — quel pezzo segreto che si era costruito sulle parole sussurrate da Davide, sulle attese, sui racconti — fosse stato strappato via senza avviso. Un lutto senza corpo, senza addii, senza abbracci. Una ferita che non sanguina ma resta aperta.
Anche Davide, che pure l’aveva amata come si ama solo una volta nella vita — con quella fede cieca e assoluta che solo i giovanissimi o i dannati riescono a provare — non aveva fatto in tempo. Era lontano. Forse a Napoli, per sostenere un esame che ormai non contava nulla. Per dimostrare a se stesso, o forse a Marco, o forse a suo padre, che la vita andava avanti. Che si poteva ancora progettare, studiare, presentarsi puntuali a un’aula, rispondere a una domanda, mettere una firma in calce a un verbale. Era partito con il cuore pieno di pensieri, aspettando un messaggio, un segno. Ma nessuno l’aveva avvisato. Nessuno. Né il marito di Manuela, che probabilmente aveva sempre finto di ignorare tutto. Né i figli, troppo giovani per capire. Né le poche amiche che sapevano e tacevano. Come se l’amore di Davide non avesse diritto nemmeno a un saluto.












