L’assenza si era palesata una notte, senza messaggeri.
Al mattino, il re aveva perso il riflesso. Lo specchio restituiva la sala del trono, le torce, i consiglieri. Non lui.
Nessuno osò dirlo ad alta voce.
Elia era stato chiamato a corte perché, si diceva, sapeva vedere ciò che manca. In verità non sapeva nulla di più degli altri. Solo si fermava più a lungo davanti alle cose.
Lo condussero nella sala. Il re parlava, gesticolava, impartiva ordini. La voce era piena. Il corpo proiettava ombra. Solo nello specchio non c’era.
«È un sortilegio?» chiese il sovrano.
Elia non rispose subito. Si avvicinò al grande specchio d’argento. Vi cercò se stesso. C’era.
Cercò i consiglieri. C’erano.
Il re no.
«Mi vedete?» domandò il sovrano.
«Sì, Maestà.»
«Allora sono qui.»
Elia avvertì uno scarto. Essere visto non coincideva con essere presente.
«Da quanto accade?» chiese.
«Da stanotte.»
Elia uscì dalla sala e attraversò il palazzo. Si fermò davanti a un arazzo antico che narrava la fondazione del regno. Nel ricamo, il primo re stringeva un patto con la terra.
Toccò il filo dorato. Era logoro.
Tornò dal sovrano.
«Cosa ha fatto ieri?» chiese.
«Ho governato.»
«E prima?»
Il re esitò. «Ho firmato decreti. Ho ascoltato dispute.»
«E prima ancora?»
Silenzio.
Il sovrano si guardò le mani, come se cercasse una traccia.
Elia comprese che l’assenza non era un incantesimo lanciato dall’esterno. Era una sottrazione lenta, accumulata negli anni.
Quando qualcuno smette di abitare i propri gesti, il riflesso se ne accorge prima degli altri.
«Potete restituirmi?» chiese il re, e nella domanda non c’era autorità.
Elia guardò lo specchio. Per un istante gli parve che anche il suo contorno fosse meno netto.
Non aveva formule. Non aveva talismani.
«Non so come farvi tornare» disse. «So solo che uno specchio non inventa ciò che non trova.»
Il re rimase in silenzio.
Le torce crepitavano. I consiglieri attendevano una soluzione.
Elia capì che il regno non era minacciato da un mostro ma da una dissolvenza.
E mentre lasciava la sala, con la sensazione di aver fallito, ebbe un dubbio che lo seguì fino al portone.
Forse lo specchio non aveva tolto il re.
Forse aveva mostrato ciò che già era.
E in quel sospetto sentì allargarsi la propria stessa ombra.












