Era un normale giorno di scuola quando Nicola Sguera, il nostro professore di storia e filosofia, entrò in classe portando con sé un libro dalla copertina enigmatica. Come avremmo dovuto reagire di fronte a un bastone di Asclepio inscritto in una corona di spine? Potete immaginare lo sconcerto di giovani adolescenti, inclini a interessi che apparivano, in quel momento, decisamente più urgenti e coinvolgenti.
A turno ci siamo cimentate in quella che sembrava un’impresa quasi titanica: superare le nostre perplessità iniziali. Abbiamo iniziato a sfogliare le pagine del libro senza grandi aspettative, con una curiosità cauta e un certo scetticismo.
Questo μῦθος εἰκώς (mýthos eikos) racconta la storia di Euthymios, un medico greco, seguendone il percorso umano e spirituale nel mondo antico: un viaggio di conoscenza che attraversa la fede, il dubbio e la ricerca della propria umanità. Nato a Lárissa, in Tessaglia, formatosi alla medicina secondo i precetti di Ippocrate e della filosofia stoica, Euthymios naufraga a Yafa. Qui entra in contatto con la spiritualità ebraica del tempo, incontra gli Εσσαῖοι (Esseni) e Yohanan (Giovanni Battista), avvicinandosi a una concezione del sacro lontana dalla sua formazione greca.
L’incontro decisivo avviene con Yeshua (Gesù), verso il quale Euthymios prova sentimenti ambivalenti, filtrati attraverso la razionalità ellenica e il rigore medico. Dopo aver assistito alla sua morte, ne cura la sepoltura insieme alla moglie Deborah, ex prostituta e discepola di Cristo. Da quel momento, la sua vita è attraversata da un tormento profondo: la fede nel Masiah lo inquieta e lo interroga senza offrirgli certezze. Frequenta la comunità cristiana di Gerusalemme, si reca a Roma, incontra Seneca e alcuni discepoli di Yeshua, tra cui Pietro, e sente parlare di Saulos, del quale viene messo in guardia. Quando a Gerusalemme scoppia il conflitto e la violenza dilaga, Euthymios, ormai anziano e solo, sceglie di togliersi la vita come sacrificio a Dio, convinto che solo Lui possa instaurare un regno di pace e giustizia in un mondo che il medico ha cercato, per tutta la vita, di rendere meno ingiusto.
Attraverso questo romanzo storico, il professor Sguera affronta una delle figure più controverse della storia: il Gesù storico. Ancora oggi oggetto di dibattito, Gesù viene qui ricostruito attraverso un lungo lavoro di studio e confronto con fonti e interpretazioni di studiosi. Il giudizio di Euthymios emerge con chiarezza in una frase centrale del libro:
«Non potevi immaginare, povero amico, che quel messaggio sarebbe stato corrotto, reso irriconoscibile – e che la tua memoria sarebbe divenuta motivo di battaglia più che fuoco acceso.»
Questa riflessione trova un’eco anche nel pensiero moderno, in particolare nel filosofo danese Søren Kierkegaard, che criticò duramente il cristianesimo istituzionalizzato dallo Stato, accusandolo di aver snaturato l’esperienza autentica della fede, riducendola a pratica borghese e priva di vera interiorità.
Noi giovani ci riconosciamo facilmente in questo giudizio. Oggi siamo sempre più distanti dalle religioni tradizionali e dalla fede organizzata. Se un tempo erano le madri a trascinare i figli a messa, ora le chiese appaiono popolate quasi esclusivamente da anziani. Questo allontanamento sembra legato proprio alla trasformazione del messaggio originario di Yeshua, fondato su misericordia, ascolto, perdono e aiuto reciproco. La Chiesa contemporanea, spesso percepita come sfarzosa e superficiale, appare distante da quella radicalità. Predica la povertà, ma ostenta ricchezza; invita all’umiltà, ma si mostra gerarchica e autoreferenziale.
Il libro, pur partendo da questi pregiudizi diffusi, ha saputo coinvolgerci perché ha aperto uno spazio di riflessione autentica: ciò che oggi viene predicato corrisponde davvero a ciò che predicava Yeshua? Nessuno può fornire una risposta definitiva. Riteniamo però che il professor Sguera abbia il merito di aver acceso in una nuova generazione interrogativi troppo spesso elusi o banalizzati.
Forse è proprio questa la strada per avvicinare i giovani a temi complessi e necessari, utili a comprendere la storia e la cultura in cui viviamo. Forse è la forza del libro, il suo lume discreto, a rischiarare alcune zone d’ombra della modernità, rendendoci più consapevoli del cammino dell’umanità.
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Ars Mentis è costituito dalla studentesse di V anno Asia Dell’Oglio, Michela Franco, Federica Mercurio e Maria Antonietta Togna. Promuove la lettura tra i bambini.












