mercoledì 18 febbraio 2026

3. Distanze [🅡🅐🅒🅒🅞🅝🅣🅘 🅜🅘🅝🅘🅜🅘]

 

Misura era la distanza tra il saloon e la linea ferroviaria, tra il pozzo e il recinto, tra la città e il deserto. Così diceva il bando affisso all’ingresso di Dryfall, territorio occidentale riorganizzato dopo la Grande Ridistribuzione.

Elia arrivò a cavallo poco prima del tramonto. La strada principale era una sequenza di edifici bassi, tutti costruiti secondo lo stesso modulo. Nessuna deviazione.

Davanti al saloon un uomo con una stella metallica fissata al petto lo osservava.

«Nuovo ispettore?»

«Solo di passaggio.»

Entrò. Il pianoforte automatico ripeteva lo stesso motivo. I bicchieri erano allineati con precisione sul bancone.

«Qui teniamo tutto in misura» disse il barista asciugando un bicchiere. «Niente risse, niente eccessi. Dopo quello che è successo a Est, la gente vuole equilibrio.»

«Che cosa è successo a Est?»

Il barista esitò un istante. «Troppa libertà. Troppa polvere. Troppa gente convinta di sapere meglio del governo.»

Un uomo seduto in fondo intervenne senza voltarsi. «E troppa acqua. Quando è arrivata, non eravamo pronti.»

Elia uscì sul retro. Oltre l’ultima staccionata cominciava il deserto. Nessun cartello. Solo spazio aperto.

Il cavallo si irrigidì.

L’uomo con la stella lo aveva seguito. «Oltre quella linea non rispondiamo di niente.»

«Chi l’ha tracciata?» chiese Elia.

«La mappa.»

«E chi ha tracciato la mappa?»

L’uomo lo guardò come si guarda qualcuno che complica le cose semplici. «Non importa. Funziona.»

Il vento sollevò sabbia tra i due. La città respirava entro confini stretti, regolati, rassicuranti. Oltre, nessuna garanzia.

«Resta per la notte» disse l’uomo. «Qui siamo protetti.»

Elia osservò la linea ferroviaria che correva diritta verso ovest. Diritta fino a quando?

Accarezzò il collo del cavallo. Sentiva di non appartenere né alla sicurezza delle assi di legno né all’apertura del deserto.

«Se tutto è in misura» disse piano «chi decide quando è troppo?»

L’uomo non rispose.

Tra la polvere e le finestre illuminate con la stessa intensità, Elia avvertì di nuovo quella distanza sottile che non riusciva a nominare. Non era il confine a inquietarlo. Era il principio che lo rendeva indiscutibile.

Forse la misura non era una protezione. Forse era un criterio.


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