Tempo… Oltre le paratie del Settore Abitativo 14, la temperatura stazionava su un rigore immutabile di diciannove gradi. Il sistema ne garantiva l’assolutezza; Elia ne traeva conferma dal nitore del pannello luminoso che, all’ingresso, ne declamava la precisione con fredda solerzia. Egli non serbava memoria dell’istante in cui l’ostensione pubblica del microclima era assurta a precetto obbligatorio.
Attraversò il corridoio cinetico, lasciandosi traslare dal tappeto scorrevole fino alla stazione di distribuzione. Intorno a lui, i corpi restavano ieratici, come imposto dal decoro vigente; solo le pupille, frenetiche, tradivano un residuo di vitalità meccanica. Un altoparlante diffuse una salmodia metallica: «Indice di stabilità sociale: 87%. Livello di fiducia: adeguato». Elia si interrogò, in un brivido di dissenso, su quale mente suprema avesse tracciato il confine dell'adeguatezza.
Consultò il terminale orbitale al polso: le notifiche suggerivano acquisti simmetrici al suo profilo etico, costantemente raffinato dagli algoritmi. «Riduzione impatto emotivo: consigliata», recitava lo schermo. Non ricordava di aver mai sollecitato tale aggiornamento della propria interiorità. Nel transito verso l’Area Formativa, i cartelloni esibivano cromatismi sereni e aforismi lapidari: «Condividere è convergere», «Comprendere è aderire». Elia ne sillabò le lettere, percependone l’effetto opaco, una semantica priva di riverbero.
In aula, i discenti sedevano dinanzi a superfici diafane dove le risposte precedevano, per efficienza, le domande stesse. Elia osò un’apostrofe non codificata: «Cosa accade quando una definizione non esaurisce il reale?». Il dispositivo segnalò istantaneamente una deviazione; il sistema suggerì un sollecito rientro nel tracciato logico. Sguardi di perplessità lo investirono, simili a quelli rivolti a un precettore che ignori le linee guida del presente.
Durante la pausa, il firmamento proiettato mutò tonalità seguendo il protocollo stagionale: un inverno asettico, epurato da ogni eccesso meteorologico. Sul terminale di Elia apparve un monito: «Allineamento semantico in calo. Si consiglia verifica di coerenza». Egli rimase immobile, colto dal sospetto che il dramma non risiedesse nel decifrare il mondo, bensì nell'essere sussunti da esso secondo parametri alieni. Osservò il flusso umano fluire sui nastri mobili: tutto era proporzionato, ogni gesto statistica, ogni parola protocollo. Si domandò chi avesse stabilito la corretta misura di quell'esistere calibrato, chi avesse amputato l'imprevisto per farne una norma, chi avesse infine deciso che il battito del cuore dovesse accordarsi al ritmo di un orologio digitale. Tutto scorreva, eppure nulla accadeva.
Si domandò chi avesse deciso la corretta misura.

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