giovedì 19 febbraio 2026

4. Profili [🅡🅐🅒🅒🅞🅝🅣🅘 🅜🅘🅝🅘🅜🅘]

 


“Criterio” era la parola che il commissariato aveva ripetuto tre volte nel comunicato ufficiale.

«La selezione non è arbitraria» aveva dichiarato il portavoce. «Segue un criterio oggettivo.»

Elia rilesse il testo sullo schermo opaco del suo terminale. Oggettivo. Un aggettivo che negli ultimi anni aveva assunto un tono definitivo, come una sentenza.

La città era illuminata da lampioni a luce fredda. Le ombre cadevano nette, senza sfumature. Davanti al palazzo 27-B un nastro giallo delimitava l’ingresso. Non c’era sangue visibile. Non c’erano segni di effrazione.

«Lei lo conosceva?» chiese l’ispettore senza presentarsi.

«Di vista.»

«Di vista è poco.»

«È più di quanto sembri.»

L’ispettore lo studiò. «Il soggetto è stato rimosso per incompatibilità.»

«Con cosa?»

«Con l’indice.»

Elia guardò le finestre del terzo piano. Una era rimasta socchiusa. Il vento muoveva la tenda con un ritmo irregolare.

«Non risultano reati» proseguì l’ispettore. «Solo deviazioni reiterate.»

«Deviazioni da cosa?»

«Dalla linea.»

La parola cadde tra loro come un oggetto pesante.

Elia conosceva il meccanismo. Ogni cittadino possedeva un punteggio di coerenza. Un algoritmo confrontava dichiarazioni, consumi, relazioni. Quando lo scarto superava la soglia, scattava la revisione.

«Revisione è un termine tecnico» disse l’ispettore, quasi leggendo il suo pensiero. «Non implica colpa.»

«Implica sparizione.»

L’uomo non smentì.

Un’auto nera senza insegne si allontanò silenziosa. Dentro, probabilmente, non c’era più nessuno.

Elia ricordò una conversazione avuta mesi prima con il soggetto rimosso. Parlava lentamente, come chi pesa ogni frase.

«Non capisco più il nesso tra ciò che dicono e ciò che fanno» gli aveva confessato.

Allora Elia aveva annuito. Non aveva immaginato che quel dubbio potesse diventare prova.

«Sta suggerendo qualcosa?» chiese l’ispettore.

«Sto cercando il criterio.»

«È pubblico.»

«È comprensibile?»

L’ispettore strinse le labbra. «Comprendere non è necessario. Adeguarsi sì.»

Il nastro giallo tremò leggermente nel vento. La finestra al terzo piano continuava a battere contro il telaio, fuori ritmo rispetto al resto della facciata.

Elia ebbe la sensazione che la città non eliminasse i colpevoli ma gli incomprensibili.

Si allontanò senza salutare. Le strade erano pulite, l’aria regolata, le telecamere discrete.

Si domandò quale deviazione fosse già registrata a suo nome. Quale parola annotata nel suo quaderno potesse trasformarsi in indizio. 

“Quando è iniziato tutto? E come abbiamo potuto non accorgercene?” Le domande rimasero inevase.

Nel silenzio controllato della notte, comprese che non cercavano chi faceva male ma chi non rientrava nel profilo.


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