martedรฌ 10 marzo 2026

22. Lingua [๐Ÿ…ก๐Ÿ…๐Ÿ…’๐Ÿ…’๐Ÿ…ž๐Ÿ…๐Ÿ…ฃ๐Ÿ…˜ ๐Ÿ…œ๐Ÿ…˜๐Ÿ…๐Ÿ…˜๐Ÿ…œ๐Ÿ…˜]

 


La responsabilitร  gli era rimasta tra le mani come una tavoletta non incisa.

Elia viveva a Trastevere, in una stanza sopra il laboratorio di un conciatore. Scriveva contratti per chi non conosceva il latino e traduceva proclami per chi non conosceva l’aramaico.

Quella settimana Roma era inquieta. Si parlava di nuovi tributi, di sospetti verso gli stranieri, di predicatori arrestati lungo la via Appia.

Un funzionario lo aveva convocato.

«Abbiamo bisogno di capire che cosa si dice nelle vostre assemblee.»

Non era un’accusa. Non ancora.

Elia sedeva davanti al magistrato e traduceva frammenti di discorsi ascoltati giorni prima nella sinagoga. Parole sulla fedeltร  alla Legge, sulla speranza, sulla fine delle ingiustizie.

«Contengono minacce?» chiese il magistrato.

Elia esitรฒ.

Le parole sulla giustizia potevano sembrare minacce. Quelle sulla speranza potevano sembrare insubordinazione.

«Sono parole antiche» disse.

«Ogni parola antica puรฒ diventare nuova.»

Elia uscรฌ dal tribunale con la sensazione di aver detto troppo o troppo poco.

Camminรฒ lungo il Tevere. Le barche scivolavano lente. I ponti restavano fermi.

Pensรฒ alla comunitร  che si aspettava da lui protezione, e ai romani che si aspettavano da lui chiarezza.

Non apparteneva del tutto a nessuno dei due lati.

Entrรฒ nella sinagoga quella sera. Gli uomini discutevano a bassa voce.

«Cosa vogliono?» gli chiesero.

«Capire» rispose.

Non era vero. O non del tutto.

Tornando a casa, si fermรฒ davanti a un muro coperto di scritte. Insulti contro gli ebrei. Frasi contro l’imperatore. Mani diverse, rabbie diverse.

Roma parlava molte lingue, e nessuna coincideva con l’altra.

Elia comprese che non sapeva piรน da quale punto guardare la cittร . Ogni parola che traduceva cambiava significato passando da una lingua all’altra. Ogni silenzio poteva essere letto come colpa.

Non temeva la punizione. Temeva l’equivoco.

Temeva di essere sempre un passo indietro rispetto a ciรฒ che accadeva.

Si sedette sul letto, con le tavolette davanti.

Non sapeva se la responsabilitร  fosse scegliere una parte o restare nel mezzo.

Non sapeva se il mezzo fosse prudenza o vigliaccheria.

Capรฌ solo che il mondo attorno a lui chiedeva definizioni nette, e lui non riusciva piรน a offrirle.

E mentre Roma continuava a muoversi con sicurezza, si accorse di non sapere piรน dove collocare il proprio confine.


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