domenica 1 marzo 2026

14. Mano [🅡🅐🅒🅒🅞🅝🅣🅘 🅜🅘🅝🅘🅜🅘]

 


La mano era la prima cosa che Elia notò.

Non il volto, non la voce. La mano appoggiata sul tavolo del bar, le dita distese con una calma che non sembrava cercata. Restava lì, come se avesse dimenticato un compito.

Si erano incontrati per parlare di lavoro. Così avevano detto. Un progetto, una scadenza, poche frasi funzionali. Elia ascoltava, rispondeva a tratti. Intanto seguiva quella mano, il modo in cui cambiava posizione senza decidersi mai del tutto.

A volte le dita si chiudevano, poi tornavano ad aprirsi. Un gesto incompleto, ripetuto. Elia ebbe la sensazione che quel movimento lo riguardasse, senza sapere perché.

Quando lei smise di parlare, il silenzio non arrivò come una pausa. Si posò. Elia sentì che avrebbe dovuto dire qualcosa, ma le parole non trovavano una forma adatta. Non mancavano. Non si ordinavano.

Posò la propria mano sul tavolo. Non accanto. A una distanza che poteva essere misurata. Si accorse di aver scelto quel punto con attenzione e insieme senza volontà.

Lei guardò il gesto, poi lo sguardo di Elia. Non sorrise. Non chiese.

Le dita si sfiorarono per un istante. Un contatto breve, impreciso. Elia ritrasse la mano, poi la lasciò tornare. Questa volta senza correggersi. Sentì il calore dell’altra pelle, il polso, una tensione leggera che non chiedeva sviluppo.

Non pensò al seguito. Non pensò a un gesto successivo. Avvertì soltanto una difficoltà nuova nel riconoscere il proprio posto. Come se quel contatto avesse spostato di poco il centro delle cose.

Lei non avanzò. Non si ritrasse. 

Elia capì che il desiderio non era sempre movimento. A volte era restare in una posizione che non si sa nominare. Un fermarsi che non coincideva con una scelta.

Pagò il conto. Uscirono insieme. Sulla soglia le mani si separarono senza esitazione, come se non si fossero mai toccate.

Camminarono per un tratto senza parlare. Elia sentiva ancora la presenza di quel gesto minimo, e insieme l’impossibilità di collocarlo in una storia.

Non sapeva se avrebbe voluto rivederla. Non sapeva se la stava perdendo o se non l’aveva mai avuta.

Capì solo che qualcosa, per un momento, lo aveva sottratto alle coordinate consuete, lasciandolo senza appigli, senza direzione.

Camminò ancora, con la sensazione precisa di aver toccato qualcosa che non gli apparteneva.

E di essere rimasto, da allora, in una lieve assenza.


Nessun commento: