venerdì 17 aprile 2026

Questa ruota è in fiamme [𝓇𝒶𝒸𝒸ℴ𝓃𝓉𝒾]

 


Sembrava un ordinario pomeriggio d’un tempo assuefatto alla catastrofe, ma un messaggio era destinato a scuoterlo. «Dobbiamo costruire una raccolta di racconti ispirati alla guerra. Ho pensato anche a te». La mia risposta interlocutoria (prendere tempo è da sempre il mio modo per sopravvivere): «Grazie! Ma ne sono all’altezza?»

Il criceto inizia a correre. Era un po’ che si era impigrito, creandosi una confort zone, una sana dialettica pacificatrice in cui poter essere, ad esempio, un pacifista utopista ma anche un teorico della realpolitik. Povero criceto, degno figlio di “guerre umanitarie” e “capitalismi ben temperati”! Non immaginava come quella richiesta, apparentemente innocua, l’avrebbe strappato alla sua quiete. La ruota amata, odiata, gira. Guardo per l’ennesima volta la foto di una madre morta con i suoi due figli in un tentativo vano di fuga mentre tutto intorno c’è solo terra desolata, città di rovine. Mi sono costretto a guardarla in questi giorni, anche se ogni fibra del mio essere voleva voltarsi, fingere che fosse il fotogramma di un film. Mi ha riportato allo sgomento degli anni Novanta. Una donna anziana, già morta, a terra con accanto i resti della spesa, presa a calci da un soldato (l’ho conservata nel mio archivio cartaceo, senza avere più il coraggio di riprenderla). In quel feroce esperimento europeo che fu la guerra jugoslava, e che pare riemergere come un fantasma della nostra coscienza sporca in queste settimane. Dal disordinato ripostiglio della memoria escono fuori brandelli del mio tema di maturità sulla violenza (1985, era in corso la guerra Iran-Iraq, Hussein era il fedele vassallo dell’Occidente contro il medioevo sciita), costruito montando frammenti rubati a Fromm, che raccontava con dovizia di particolari raccapriccianti come il necrofilo venga affascinato da tutto ciò che è morto. Hitler, secondo molti testimoni, amava passeggiare tra i cadaveri in putrefazione. Una possibile declinazione, non propriamente filosofica, dell’essere-per-la-morte che avrebbe nutrito la stagione più tanatocentrica della storia umana.

  La nostra, mi dico, è tutta una società necrofila. Anche chi guarda (ci deve essere un sottile compiacimento nel contemplare l’orrore, altrimenti, come per i Greci, dovrebbe diventare “osceno” nel senso letterale) partecipa di questa pulsione umana, troppo umana.

* * *

Il racconto integrale si trova in Illegittima offesa (a cura di Antonio Martone), De Frede Editore, 2022).

Il titolo traduce una celebre canzone Dylan e Rick Danko, resa celebre dalla Bad: This Wheel's on Fire.

L'immagine della ruota in fiamme è un elemento centrale della visione profetica descritta nel libro di Ezechiele.


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