Marco aveva ventotto anni e un senso sordo di sconfitta che gli occupava il petto come una nebbia interna. Da un anno era sposato con Maria.
In attesa della sistemazione lavorativa, vivevano nella mansarda della grande casa di campagna, con il padre di lui e Assunta, la tata che viveva da tempo immemore insieme a loro. Tutto era ancora provvisorio. Solo i libri — quelli di Marco — sembravano avere un ordine e un senso.
Faceva supplenze saltuarie in una scuola paritaria. Ogni mese era una scommessa. Ogni domenica sera un conto alla rovescia. Gli studenti lo guardavano con un misto di rispetto e pietร : non era uno di quei professori vecchi e noiosi, nemmeno uno da ammirare. Aveva occhi stanchi e vestiti sempre un po’ sgualciti.
Il padre, fino a pochi mesi prima, era ancora “il Commendatore”. Proprietario di piรน aziende, uomo affabile in pubblico, temuto e stimato. Poi, tutto era crollato. L’ultima lettera della banca aveva sigillato la catastrofe. Dichiarazione di fallimento. Case ipotecate. Conti bloccati. Una vita intera ridotta a faldoni ingialliti in mano a un curatore fallimentare.
Quando Marco gli aveva chiesto, con la voce incerta:
«Ma papร … com’รจ potuto succedere?»
lui si era limitato a scuotere la testa, come se la domanda fosse una colpa.
Si sentiva stanco, Marco. Non per le ore di lezione nรฉ per i turni serali a dare ripetizioni. Per quel continuo senso di precarietร che ormai gli entrava nei sogni.
Il padre era seduto in cucina, con la tazzina vuota davanti e gli occhiali ancora appoggiati sulla fronte, come se non avesse avuto il coraggio di vederlo davvero. Aveva il volto affilato dal disonore e dalla stanchezza, ma lo sguardo, per un istante, fu duro. Come se, nonostante tutto, volesse ancora comandare.
Marco sedette in silenzio.
«Lo sai che abbiamo perso tutto?» disse piano, senza tono d’accusa. «Anche la casa. L’hai ipotecata senza dirci nulla.»
Il padre fece un gesto vago, come a scacciare un insetto invisibile.
«Era per salvare l’azienda.»
«Non hai salvato niente,» rispose Marco. «Hai solo allungato l’agonia. E mentito. A noi. A tutti.»
Il padre tacque. Poi, con voce ruvida:
«Non potevate capire.»
«No,» disse Marco, «non potevamo capire perchรฉ non hai mai voluto che capissimo. Ci hai trattati da bambini. E ora siamo qui, adulti a nostra insaputa, a pagare i tuoi debiti. I tuoi silenzi. Le tue ambiguitร .»
Il padre si passรฒ la mano sugli occhi. La voce gli tremava.
«Credi che io non soffra?»
Marco si piegรฒ in avanti. Aveva le mani strette tra le ginocchia.

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