lunedì 30 marzo 2026

"Platone. Una storia d'amore" di Matteo Nucci (IV)

 


Che ne è della dottrina centrale del platonismo “scolastico”, la teoria delle Idee o delle Forme (ma Eidos in greco significa, appunto, forma nella sua radice indoeuropea che evoca il vedere)?

Secondo il Platone di Nucci, il nucleo essenziale della “teoria delle idee” è il seguente: «L’Idea, la Forma, nella sua perfezione, è un modello di comportamento. L’Idea somma è l’Idea del Bene. Non ha altro senso nessuna questione». Il resto è sofistica, anche all’interno dell’Accademia. Insomma, l’unico platonico è stato Platone, per parafrasare Nietzsche, tradito dai suoi discepoli che hanno reso spesso la “lettera” morta, dimenticando lo “spirito” della teoria, che solo vivifica. 

E, dunque, risulta fondamentale l’ultima lezione di Platone, non scritta ma detta a viva voce per illustrare il “mistero” dell’Uno e della Diade, il contenuto delle cosiddette “dottrine non scritte”.

La dottrina “segreta” sull’amore di Platone non è quella di Diotima e di Socrate ma quella di un nemico di un feroce critico del suo antico maestro (Aristofane): l’androgino è il mito attraverso cui viene detto la Diade che si fa Uno

La voce di Platone diventa, dunque, alla fine, voce “sacra”. È la voce il cuore dell’amore. Egli compie il suo percorso destinale, la sua individuazione, integrando la sua Ombra (Jung).

L’ultimo messaggio di Platone, raccolto solo dallo Straniero e da Aristotele, è un messaggio “fusionale”. Parla dell’«amore di una madre, l’amore in cui sono nato, l’amore irrecuperabile e che invece da qualche parte c’è, oltre di me, oltre il tempo, oltre lo spazio. L’amore assoluto a cui farò ritorno». Idea fascinosa (che anche io ho coltivato per decenni). Il “sentimento oceanico”, la perfezione della placenta. 

Quello che il neoplatonismo, in straordinarie e fascinose varianti (per dire da Plotino e Dionigi a Bruno), mistiche o panteistiche, declinerà nel corso dei millenni, giungendo fino ad oggi. Per esempio in una canzone degli U2 o di Franco Battiato. 

Alla fine, scopriamo che questa intuizione mistica deve avere un pendant senza la quale rischia di diventare pedante e astratta. 

L’uomo che per tutta la vita ha oscillato tra anabasi verso l’alto e catabasi verso il basso, l’uomo accusato di non ridere mai, è l’uomo che legge per tutta la vita di nascosto libri che non ci aspetteremmo (quelli, appunto, di Aristofane, secondo un aneddoto tramandato da Olimpiodoro).

Uno dei tanti meriti di Nucci è far emergere, in maniera discreta e non gridata, un po’ alla volta, la genialità e la bellezza di un luogo come l’Accademia, sede di una ricerca vera, aperta a tutti i cercatori di verità. Se una goccia di tale bellezza potesse entrare nelle nostre scuole, ridotte da burocrati europei e Dirigenti a luoghi di “leggi” morte e senza eros… 

Nucci è un esperto, meglio, un appassionato cultore del Medi-terraneo e della sua straordinaria storia culturale che l’Europa “carolingia”, franco-tedesca, purtroppo l’Europa dell’Unione Europea a trazione nordica e “protestante”, ci ha fatto dimenticare. 

Ci sono pagine bellissime sul sole egizio e ateniese.

Il libro è un implicito invito a riprendere, nel trentennale della sua uscita, il progetto lanciato da un altro maestro e amico, Franco Cassano, più volte venuto a Benevento, di un pensiero “meridiano”. Di una politica “meridiana”. Se non ora, quando un altro mondo sta nascendo, come sempre, nel fuoco e nel ferro, quando?

Mi auguro che tutti coloro che accetteranno la sfida escano, come me, dalla lettura migliori, più complessi, più completi. Che la parola-seme trovi un terreno fertile nell'anima. 

Io ne ho avuto grande giovamento: come insegnante, come marito innamorato, come uomo (4. fine)

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Il testo riscrive quanto detto nel corso della presentazione del libro presso la Libreria Guida di Benevento.


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