martedì 31 marzo 2026

02. Circolari (🆅🅸🆃🅴 🅰 🆂🅲🆄🅾🅻🅰)

 

Il dirigente pubblicava circolari come altri respirano. Non le scriveva: le trovava. Le pescava da forum ministeriali, gruppi chiusi, vecchi PDF dimenticati. Le portava in ufficio, le faceva “emendare” dalla vice, “rifinire” dal collaboratore, “armonizzare” dalla segreteria. Poi firmava.

«Circolare n. 214 — Uso delle scale interne.

Si dispone che ogni gradino venga affrontato con passo consapevole, evitando slanci non conformi alla gravità istituzionale.»

La stampava su carta più spessa del normale. A volte le incorniciava. «Questa è venuta bene», diceva, accarezzando il vetro.

La scuola imparò presto a riconoscere il suo stile: preciso, minuzioso, inappellabile. Le circolari arrivavano a ondate.

«Circolare n. 231 — Gestione dello starnuto.

Lo starnuto, evento non programmato, dovrà essere contenuto entro un massimo di 1,5 secondi. Si raccomanda l’uso di fazzoletto conforme.»

«Circolare n. 248 — Modalità di richiesta della penna.

È fatto divieto di pronunciare “me la presti?” senza previa formulazione scritta del bisogno.»

«Circolare n. 259 — Regolazione delle sedie.

Il rumore prodotto dallo spostamento non dovrà superare i 30 decibel. In caso contrario, si procederà a richiamo formale della sedia.»

Gli studenti le collezionavano. I docenti le leggevano come si leggono gli oroscopi: con una certa ironia e una vaga apprensione. Il personale ATA sviluppò un sistema di smistamento rapido: le più innocue nel cassetto a sinistra, le più pericolose sul tavolo, le incomprensibili nel cassetto senza etichetta.

Il dirigente, invece, cresceva. Ogni circolare aggiungeva un tassello. Voleva coprire tutto.

«Circolare n. 301 — Uso dei corridoi in presenza di corridoi.

Si ribadisce che il corridoio è corridoio e va attraversato con intenzione lineare.»

«Circolare n. 317 — Sguardi non autorizzati.

È consentito guardare fuori dalla finestra per un massimo di 12 secondi. Oltre tale soglia, lo sguardo diventa evasivo.»

«Circolare n. 333 — Pausa pensiero.

Il pensiero libero è ammesso in forma breve, purché non interferisca con l’andamento ordinato delle ore.»

Quando una circolare gli sembrava particolarmente riuscita, la faceva stampare in grande formato. Cornice nera, passepartout crema. La appendeva nel corridoio principale, accanto alle foto delle classi.

Un giorno ne incorniciò una senza testo. Solo il titolo:

«Circolare n. 350 — …»

Sotto, il vuoto.

«È la più importante», disse. «Regola ciò che ancora non è stato regolato.»

Arrivò la pensione. Saluti, applausi, una targa. «Per il servizio reso». Portò via le sue cornici. Le sistemò in casa, lungo il corridoio. La prima notte non dormì. Si alzò alle tre, accese il computer.

«Circolare n. 1 — Uso del forno domestico.

Il forno dovrà essere preriscaldato con adeguata intenzione. È fatto divieto di aprirlo senza motivo.»

La stampò. La firmò. La appese in cucina.

Il giorno dopo:

«Circolare n. 2 — Impiego del phon.

Il getto d’aria non dovrà contraddire la direzione naturale dei capelli.»

«Circolare n. 3 — Relazioni con il gatto.

Il gatto è ente autonomo. È vietato convocarlo. È ammessa la negoziazione.»

«Circolare n. 4 — Posizionamento delle pantofole.

Le pantofole, a riposo, dovranno guardarsi.»

La casa si riempì. Cornici in cucina, in bagno, in camera. Sul frigorifero una circolare sui magneti. Sul comodino una sulle sveglie.

«Circolare n. 7 — Uso del sonno.

Il sonno dovrà essere assunto in posizione conforme al riposo.»

Cominciò a mandarle anche a se stesso, via email. Oggetto: “Si trasmette”. Corpo: “Si dispone”.

Un pomeriggio si sedette in salotto, guardò le pareti. Tutto era regolato. Il forno, il phon, il gatto, le pantofole. Anche il silenzio.

«Circolare n. 10 — Gestione del silenzio.

Il silenzio è consentito, purché non ecceda.»

La stampò. La incorniciò. La appese sopra il divano.

Si sedette. Lesse. Attese.

Il silenzio, disciplinato, non fece rumore. Poi, con un gesto lento, si alzò e aggiunse una nota a penna, in fondo:

«Eventuali eccezioni saranno oggetto di successiva circolare.»

Firmò. Guardò la firma come si guarda una prova.

Infine, spense la luce.

Non senza prima aver disposto:

«Circolare n. 11 — Spegnimento della luce.

La luce dovrà essere spenta con consapevolezza.»


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