domenica 20 dicembre 2015
Hinson [La penna d'oca]
The Quill
The quill holds the paper still, the ink draws nothing from this lonely heart
The quill holds the hand still, the paper draws nothing from this lonely heart
Keep the gun cocked, keep the barn checked
Alone thinking of ways you'll come back to kill me
Oh darling yes you'll kill me,
Keep the gun cocked, keep the barn checked
Alone thinking of ways you'll come back to kill me
Oh yes you will kill me
The windows hold the glass panes closed
From shattering against this worn and lonely heart
The glass panes hold the windows closed
From shattering against this worn and lonely heart
I'll keep the gun cocked, keep the barn checked
Still thinking of ways that you'll come back and kill me
Oh darling you must kill me
Keep the gun cocked, you keep the barn checked
Alone thinking of ways you'll come back to kill me
Oh darling you must kill me
La penna d'oca
La penna d’oca tiene ferma la carta, l’inchiostro non tira fuori nulla da questo cuore solitario.
La penna d’oca tiene ferma la mano, la carta non tira fuori nulla da questo cuore solitario.
Arma la pistola, controlla il fienile.
Solo, pensando a come tornerai per uccidermi.
Oh, tesoro, sì, mi ucciderai.
Arma la pistola, controlla il fienile.
Solo, pensando a come tornerai per uccidermi.
Oh, sì, mi ucciderai.
Le finestre hanno i vetri chiusi
perché non s’infrangano contro questo cuore logoro e solitario.
Le finestre hanno i vetri chiusi
perché non s’infrangano contro questo cuore logoro e solitario.
Armerò la pistola, controlla il fienile.
Pensando ancora a come tu tornerai e mi ucciderai.
Oh, tesoro, devi uccidermi
Arma la pistola, controlla il fienile.
Solo, pensando a come tornerai per uccidermi.
Oh, tesoro, devi uccidermi.
(Traduzione di Anna Rita Margio. Grazie a Lino Ascione per i preziosi suggerimenti)
mercoledì 4 novembre 2015
Thomas [La forza che attraverso...]
sabato 17 ottobre 2015
nuova alleanza
Sotto l’acqua e nel vento,
giovedì 4 giugno 2015
Iribarren [A volontà]
lunedì 27 aprile 2015
Hughes [Sogni]
Dreams
Hold fast to dreams
For if dreams die
Life is a broken-winged bird
That cannot fly.
Hold fast to dreams
For when dreams go
Life is a barren field
Frozen with snow.
Langston Hughes
Sogni
Tienili stretti i sogni:
se muoiono
la vita è un uccello
dalle ali spezzate.
Tienili stretti i sogni:
se svaniscono
la vita è terra sterile,
gelata dalla neve.
(traduzione di Anna Rita Margio e Nicola Sguera)
lunedì 13 aprile 2015
mercoledì 8 aprile 2015
Mistral - Decalogo dell'artista
Decálogo del artista
I. Amarás la belleza, que es la sombra de Dios sobre el Universo.
II. No hay arte ateo. Aunque no ames al Creador, lo afirmarás creando a su semejanza.
III. No darás la belleza como cebo para los sentidos, sino como el natural alimento del alma.
IV. No te será pretexto para la lujuria ni para la vanidad, sino ejercicio divino.
V. No la buscarás en las ferias ni llevarás tu obra a ellas, porque la Belleza es virgen, y la que está en las ferias no es Ella.
VI. Subirá de tu corazón a tu canto y te habrá purificado a ti el primero.
VII. Tu belleza se llamará también misericordia, y consolará el corazón de los hombres.
VIII. Darás tu obra como se da un hijo: restando sangre de tu corazón.
IX. No te será la belleza opio adormecedor, sino vino generoso que te encienda para la acción, pues si dejas de ser hombre o mujer, dejarás de ser artista.
X. De toda creación saldrás con vergüenza, porque fue inferior a tu sueño, e inferior a ese sueño maravilloso de Dios, que es la Naturaleza.
Gabriela Mistral
Decalogo dell'artista
I. Amerai la bellezza, che è l’ombra di Dio sull’Universo.
II. Non esiste arte atea. Anche se non ami il Creatore, lo affermerai creando a sua somiglianza.
III. Non userai la bellezza per foraggiare i sensi, ma come cibo naturale dell’anima.
IV. Non sarà per te pretesto di lussuria o vanità, ma divino esercizio.
V. Non la cercherai nelle fiere né porterai lì la tua opera, perché la Bellezza è vergine, e quella delle fiere non è Lei.
VI. Salirà dal tuo cuore al tuo canto e avrà purificato te per primo.
VII. La tua bellezza si chiamerà anche misericordia, e consolerà il cuore degli uomini.
VIII. Donerai la tua opera come si dona un figlio: restando sangue del tuo cuore.
IX. La bellezza non sarà per te soporifero oppio, ma vino generoso che ti infiammi per l’azione, poiché se cessi d’essere uomo o donna, cesserai d’essere anche artista.
X. Da ogni creazione verrai fuori con vergogna, perché fosti al di sotto del tuo sogno, e di quel sogno meraviglioso di Dio, la Natura.
(Traduzione di Anna Rita Margio e Nicola Sguera)
martedì 7 aprile 2015
sabato 4 aprile 2015
Esenin [Sì! Ora è deciso...]
ho lasciato i campi nativi.
Ormai con l'alato fogliame non avranno bisogno
di cantar di me i pioppi.
La bassa casetta senza me s'ingobbirà,
il mio vecchio cane già da tempo è morto.
Sulle tortuose strade di Mosca
a morire, si sa, mi ha condannato Dio.
Amo questa città intessuta anche se flaccida,
anche se decrepita.
L'Asia, dorata e sonnolenta,
si è assopita sulle cupole.
Ma quando di notte splende la luna,
quando splende... il diavolo lo sa come!
Vado, con la testa ciondoloni
per un vicolo verso la familiare bettola.
Rumore e fracasso nella tana infernale
ma per tutta la notte senza tregua, sino all'alba,
leggo versi alle prostitute
e coi fuorilegge tracanno alcol.
Il cuore batte veloce e più veloce ancora
ed io già parlo a sproposito:
«Io sono, proprio come voi, perduto,
ora non posso più tornare indietro».
La bassa casetta senza me s'ingobbirà,
il mio vecchio cane già da tempo è morto.
Sulle tortuose strade di Mosca
a morire, si sa, mi ha condannato Dio.
(Traduzione di Rosa Coppola)
Да! Теперь - решено. Без возврата
Я покинул родные края.
Уж не будут листвою крылатой
Надо мною звенеть тополя.
Низкий дом без меня ссутулится,
Старый пёс мой давно издох.
На московских изогнутых улицах
Умереть, знать, сулил мне Бог.
Я люблю этот город вязевый,
Пусть обрюзг он и пусть одрях.
Золотая дремотная Азия
Опочила на куполах.
А когда ночью светит месяц,
Когда светит... чёрт знает как!
Я иду, головою свесясь,
Переулком в знакомый кабак.
Шум и гам в этом логове жутком,
Но всю ночь напролёт, до зари,
Я читаю стихи проституткам
И с бандитами жарю спирт.
Сердце бьётся всё чаще и чаще,
И уж я говорю невпопад:
- Я такой же, как вы, пропащий,
Мне теперь не уйти назад.
Низкий дом без меня ссутулится,
Старый пёс мой давно издох.
На московских изогнутых улицах
Умереть, знать, сулил мне Бог.
Стихи о любви и про любовь.
martedì 31 marzo 2015
lunedì 23 marzo 2015
una presentazione di "pater" (opus meum)
Sguera,
con il suo amico di vecchia data Luca Rando, ha deciso di dar vita ad una
raccolta di scritti “a tema” (Segnavia), una sorta di messaggi nella bottiglia
che qualcuno raccoglierà oggi, domani, in futuro, forse chi non è ancora nato.
La prima raccolta, stampata nel gennaio 2015, s’intitola “Pater” ed è divisa in due parti, la prima racchiude le riflessioni che a turno i due amici fanno sulla paternità, una serie di frammenti in cui vengono elaborati i rapporti con i loro padri e quelli con i loro figli quando hanno smesso di essere figli. Nella seconda, divisa in 11 paragrafi, Sguera e Rando dialogano simbolicamente con Antonio Scurati e con il suo Il padre infedele, avendo raccolto la sua provocazione quando afferma che è in atto una rivoluzione antropologica: un tempo il padre era inarrivabile, era presente nelle vite dei figli, ma era rarissimo che dedicasse tempo a loro, che giocasse con loro, era un padre-padrone a cui non si poteva chiedere ma che si doveva solo ascoltare… a volte non serviva neppure la parola, bastava lo sguardo e al suo cospetto i figli provavano timore riverenziale e la sensazione che non sarebbero mai divenuti come lui.
Oggi c’è una nuova generazione di padri che vivono la “maternità” fin da quando il loro bimbo è nel grembo materno, disarmati, stanno imparando la tenerezza delle culle dando il latte ai propri figli nel cuore della notte, cambiando loro i pannolini, tenendoli in braccio nelle lunghe veglie notturne, costruendo con loro un fortissimo legame “prelogico”; scoperta la tenerezza, però, non devono diventare dei “mammi” ma continuare a svolgere i compiti dei vecchi padri, quindi essere detentori del logos.
Durante
la conversazione Sguera ha raccontato che ha cercato di elaborare, in modo
crudo, la sua esperienza personale con suo padre, da quando bambino era
schiacciato dalla sua forza, dalle sue capacità che mai avrebbe potuto
eguagliare, alla distanza che c’era tra loro e poi al tracollo finanziario che
travolse tutta la famiglia fino all’Alzheimer che colse suo padre e rapidamente
lo portò alla dipendenza dagli altri “un vascello andato in frantumi”, per cui
lui, il figlio, divenne “padre di suo padre”.
Ha,
inoltre, ricordato che c’è stato un momento preciso in cui ha smesso la sua “filialità”
ed è divenuto padre quando, dopo aver accompagnato all’ospedale suo padre per
un controllo, gli disse che stava per diventare padre di Caterina e lui, come
faceva sin da quando era bambino, gli disse che doveva dirgli una cosa nell’orecchio,
accostò la bocca e gli diede un bacio.
Capì
in quel momento di essere divenuto padre di suo padre e, infine, «padre vero,
finalmente individuo responsabile, non più beneficiario di sicurezza e
tenerezza, ma dispensatore e consapevole di quanto arduo sia il lavoro di
ostentare certezze non avendone alcuna perché era necessario costruire la
forza e l’energia con cui sua figlia Caterina dovrà affrontare la vita».
Comunque
la difficoltà più grande, ha affermato Sguera avviandosi alla conclusione della
sua profonda e toccante conversazione, come padre è fingere che tutto
vada bene, dissimulando la rabbia, la paura, l’ansia per evitare di
trasmetterle ai figli e l’unico modo, a suo avviso, per dire una cosa che
stringe il cuore è la poesia, come è accaduto a lui quando sono stati
ritrovati i corpi senza vita dei fratellini di Gravina, infatti, in quell’occasione
compose: Inaudite lacrime in cui da
padre prometteva alla figlia Caterina, abbracciandola, che mai nessun orco l’avrebbe
avuta nelle fauci inumane e che lui sarebbe stato per lei argine ad ogni
pericolo e arma contro ogni male
e sigillo
la pietosa bugia
di lacrime
inaudite.











