Nel quarto tempo della mia vita, alla soglia dei sessant’anni,
malgrado la sopravvivenza di ampie zone infantili e adolescenti nella mia
psiche, ritengo di aver maturato non tanto certezze teoretiche, rispetto alle
quali, al contrario, ho imparato a sospendere il giudizio, quanto quelle che
Kant considererebbe indicazioni pratiche della ragione che guidano il mio
agire.
La più importante tra esse è che la vita, nella sua
interezza, è una “macchina di senso”.
Cerco di spiegarmi.
Credo che sia possibile dividere l’umanità in due grandi
famiglie “filosofiche”: coloro che ritengono il mondo privo di senso, congerie
casuale di accadimenti, figli legittimi di Democrito ed Epicuro, e chi, invece,
ritiene il mondo dotato di sensatezza e scopo.
Io appartengo, al principio dell’ultima stagione della mia
vita, a questa seconda famiglia, dopo essermi sentito a lungo parte della
prima.
Come indirizza tale appartenenza il nostro agire? Conferendo
“significato” ad ogni accadimento. Si badi: credere nel “senso” non significa
ritenere che tutto sia predestinato. Niente di più lontano dall’idea di
necessità. Significa, invece, che ad ogni vicenda che ci capita siamo chiamati
ad interpretare come se tale vicenda fosse un’indicazione stradale,
chiedendoci: «Che cosa mi sta dicendo la vita? Dove vuole che mi diriga?». Non
c’è un esito prestabilito: qui interviene la nostra libera scelta.
È possibile, dunque, rivedere ex post tutti gli snodi
fondamentali della nostra esistenza alla luce delle scelte che abbiamo fatto
rispetto a quanto ci è accaduto.
Si può dare senso a tutto? Non lo so… Non so se quanto ho
elaborato in questi anni reggerebbe ad una catastrofe estrema. In ogni caso, è
evidente che tale “fede” presuppone che questa vita sia solo un segmento, e non
necessariamente il più significativo, di un’esistenza più ampia e misteriosa,
rispetto a cui anche “catastrofi” spaventose, lutti inauditi potrebbero assumere
un senso.
* * *
Il disegno è mio, risalente al 1983 e probabilmente legato al viaggio in Sardegna. La colorazione è artificiale.

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