La smemoratezza arrivΓ² dopo il naufragio, come un dono imprevisto.
Elia si svegliΓ² sulla spiaggia con il sale sulle labbra e nessun nome da pronunciare. Ricordava il mare che si era alzato, il legno che cedeva, le voci spezzate. Poi sabbia.
Per giorni cercΓ² altri superstiti. Non trovΓ² nessuno.
L’isola non aveva sentieri nΓ© costruzioni. Solo una linea di palme, un’altura rocciosa, acqua dolce che scendeva da una fessura nella pietra.
All’inizio attese. Attese di sentire un richiamo, di dover rispondere a qualcuno, di essere chiamato per ruolo, per dovere, per errore.
Nessuno lo chiamΓ². Con il passare dei giorni smise di contare.
Mangiava quando aveva fame. Dormiva quando la luce si spegneva. Si spogliava senza vergogna per attraversare l’acqua bassa. Si arrampicava sulle rocce per vedere cosa c’era oltre.
Non c’era oltre. L’isola bastava.
Elia scoprì che non doveva essere coerente. Poteva costruire una capanna e abbandonarla il giorno dopo. Poteva esplorare la costa nord senza ragione. Poteva restare immobile a guardare il movimento delle onde.
Non doveva spiegare nulla.
A volte si sorprendeva a ridere senza motivo. Altre restava in silenzio per ore, ascoltando il vento tra le foglie.
Non ricordava piΓΉ il suono della propria voce in mezzo ad altre.
Una mattina si rese conto che non stava piΓΉ pensando a chi fosse stato prima. Non c’erano aspettative da deludere nΓ© ruoli da sostenere.
Si sentiva leggero. Forse per la prima volta.
Poi, un pomeriggio, mentre camminava lungo la riva sud, vide una linea scura all’orizzonte.
Una nave.
All’inizio non capΓ¬ cosa fosse. Il corpo lo capΓ¬ prima della mente: un ritorno possibile.
Si fermΓ².
La nave avanzava lentamente, come se cercasse un approdo.
Elia avvertì qualcosa che non era gioia.
PensΓ² alla voce che avrebbe dovuto usare. Al nome che avrebbe dovuto pronunciare. Alle domande.
Chi sei. Da dove vieni. Che cosa Γ¨ successo.
Non aveva risposte precise.
Non voleva averle.
GuardΓ² l’isola alle sue spalle. Le rocce, l’acqua, la capanna abbandonata.
PensΓ² a dove potersi nascondere. Conosceva giΓ una fenditura tra due massi, invisibile dalla riva.
Il cuore batteva forte, non per speranza. Per timore.
Se lo avessero trovato, lo avrebbero riportato dentro un ordine. Dentro una storia. Dentro un prima e un dopo.
Sulla spiaggia non era nessuno. E questo lo rendeva felice.
Capì che la smemoratezza non era perdita.
La nave si avvicinava.
Elia si voltΓ² e iniziΓ² a correre verso le rocce.
Non sapeva se stesse scegliendo la libertΓ o la fuga.
Sapeva solo che non era pronto a tornare a essere qualcuno.
E che l’isola, con il suo silenzio senza giudizio, gli aveva insegnato una forma di felicitΓ che nessun salvataggio avrebbe compreso.
Si nascose tra i massi. La nave gettΓ² l’ancora.
Elia trattenne il respiro.
Non era piΓΉ certo che il mondo degli uomini fosse il suo luogo naturale.

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