Elia era sbarcato ad Amsterdam dopo mesi di viaggio. Canali ordinati, case strette e alte, finestre limpide come occhi vigili. Tutto sembrava esattamente come lo ricordava.
Eppure, camminando lungo il Singel, ebbe la sensazione di non riconoscere nessuno.
Un uomo lo salutò con calore.
«Elia! Sei tornato.»
Elia sorrise per cortesia. Il volto dell’uomo non trovava posto nella memoria.
«Certo» rispose. «Sono tornato.»
L’altro parlava di affari lasciati in sospeso, di una cena promessa, di una lettera mai spedita.
Elia annuiva, cercando un dettaglio che facesse scattare il ricordo. Nulla.
Pensò alla stanchezza del viaggio.
Raggiunse la casa che aveva affittato prima di partire. La porta si aprì al primo colpo di chiave. All’interno, tutto era in ordine. Sul tavolo, una pipa che riconobbe come sua.
Dal piano superiore scese una donna.
«Credevo non tornassi più» disse.
Il tono era intimo, non esitante. Elia la guardò.
Non la conosceva.
Ogni linea del volto gli era estranea. Eppure lei si avvicinò con naturalezza, come chi ha condiviso giorni e notti.
«Il mare ti ha cambiato» osservò.
Forse era vero.
«Abbiamo parlato ogni settimana» continuò la donna. «Le tue lettere.»
Lettere. Elia ricordava di aver scritto durante il viaggio. Ma a chi? Chiese di vederne una.
La grafia era la sua. Le frasi parlavano di nostalgia, di ritorno, di promesse.
Non riconosceva l’uomo che le aveva scritte.
Uscì di casa con il foglio in tasca.
Nei giorni seguenti incontrò mercanti, vicini, membri della comunità ebraica. Tutti lo trattavano come una presenza familiare. Gli attribuivano opinioni, decisioni, affetti.
«Hai sempre sostenuto quella causa» disse un anziano.
Elia non ricordava quale causa.
Entrò in una taverna sul Damrak. L’oste gli versò birra senza chiedere.
«La solita» disse.
Elia guardò il boccale. Forse il problema non era negli altri. Forse era nella sua memoria.
Si fermò davanti a uno specchio nella sala.
Il volto riflesso era il suo. O così sembrava.
Si chiese se fosse partito davvero mesi prima o se avesse attraversato qualcosa che aveva sottratto i contorni alle persone.
Non era amnesia completa. Era uno scarto sottile. I nomi non si legavano ai volti. Le storie non coincidevano con la sua percezione.
La città continuava a funzionare con precisione mercantile. Le navi entravano nel porto, le merci cambiavano mani.
Solo lui restava fuori centro.
Una sera tornò a casa. La donna lo attendeva accanto alla finestra.
«Non mi guardi più come prima» disse.
Elia non seppe replicare. Forse non aveva mai saputo guardare.
Si sdraiò senza parlare.
Capì che non era la città ad aver mutato fisionomia. Era la sua capacità di riconoscere ad essersi incrinata. E che nessuna mappa, nessun registro commerciale, nessuna lettera firmata con il suo nome avrebbe potuto restituirgli ciò che mancava.
Rimase sveglio nel buio, ascoltando il respiro accanto. Cercava un appiglio, un segno certo.
Trovava soltanto una crescente, silenziosa smemoratezza.

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