mercoledรฌ 14 gennaio 2026

Stefano Carta su “Euthymios” [๐’๐’‘๐’–๐’” ๐’Ž๐’†๐’–๐’Ž]

 

Deborah

Ho letto di getto questo romanzo d’esordio di Nicola Sguera al quale mi lega una duratura amicizia e che conoscevo per la sua produzione poetica, non pensando assolutamente che sarei stato in grado di addentrarmi in un genere che non รจ tra i miei preferiti, zeppo di riferimenti storico-geografici, con nomi lasciati traslitterati e riflessioni filosofiche che non sono in grado di giudicare in senso specialistico ma solo con una connessione emotiva. Certo รจ un romanzo dichiaratamente storico, eppure sono rimasto stretto accanto ad Euthymios lasciando che mi accompagnasse in un viaggio appassionante, attraverso la Storia, ma anche e soprattutto nei luoghi dell’anima.

La scelta come protagonista narrante di un medico buono che cura con conoscenze scientifiche ancora in divenire ma comunque arricchite dalla sua empatia con le persone malate e dalla sua esperienza fitoterapica, quella che in sostanza chiameremmo medicina olistica, ci pone da subito in una posizione di comfort morale, intravediamo in lui una figura positiva che ci dร  fiducia.

Allora seguiamo le sue peregrinazioni mediche e attraversiamo in modo naturale luoghi significativi per la storia cristiana e conosciamo i suoi importanti pazienti, altrettanto evocativi come Giovanni Battista, Pietro, Paolo, Giuda, Seneca fino ad arrivare persino a Yeshua , il masiah, che veglierร  e lenirร  con amore durante il suo martirio.

Proprio questo incontro con il Gesรน storico, il Yeshua amico, l’uomo desideroso di silenzio e solitudine, l’annuncio di un Regno imminente, il fallimento e la rilettura del Cristianesimo con il non-evento della Resurrezione introducono le riflessioni di Euthymios che si e ci pone domande sulla fede, sospendendo o meglio allargando ipotesi di risposte che non possono essere definitive nรฉ inconfutabili.

Domande a volte molto frequenti e comuni nell’essere umano, come quella degli incontri nell’aldilร , che piรน o meno tutti si pongono senza avere ovviamente una risposta certa, universalmente fondamentali, ma c’รจ in tutto questo una sinceritร  che aumenta la vicinanza al protagonista.

La conoscenza di Yeshua รจ simbolicamente anche una introduzione dell’altro livello di questo viaggio di Euthymios, ovvero l’incontro con Deborah e il conseguente amore assoluto, in questo caso duraturo e fedele.

Questo amore mi sembra costituire per il protagonista un completamento naturale della sua indole, una fusione di anime sentita e desiderata che dร  vita al capitolo secondo me piรน intenso di tutto il romanzo, che non a caso avrร  per titolo “Epilogo”. Qui personalmente riconosco la poesia, cinque pagine di raffinata celebrazione dell’Amore, che nella sua universalitร  ci presenta Euthymios nel suo peregrinare. Il sottotitolo virgolettato “In memoria di te” di questo capitolo anticipa di poco la scena conclusiva e definitiva, dell’assedio di Masada e il suicidio di massa di fronte all’assedio delle truppe romane.

Si potrebbe discutere su questo che รจ stato un atto estremo di una comunitร , stretta quasi nell’obbligo di non avere altra alternativa quando tutto รจ perduto, ma la leggerezza che sento nel proporre questo atto drammatico di togliersi la vita, oltre che per manifestare la sua partecipazione al destino degli assediati contro la “feccia romana”, mi induce a pensare che questa sia soprattutto una fine simbolica di un percorso di vita completato con serenitร  da parte di Euthymios.

Complimenti sinceri Nicola per questo romanzo, scritto con un linguaggio e uno stile entrambi di livello, รจ un romanzo d’esordio ma non si direbbe, se queste sono le premesse...

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Stefano Carta ha lavorato per molti anni, prima di andare in pensione, nellACI. Si รจ laureato con Biancamaria Frabotta.  


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