venerdì 2 gennaio 2026

Scrittura e AI. Dialogando con Gianpaolo Ferrara [φιλοσοφία]

 

Generata con ChatGPT Pro

Sono rimasto molto colpito dal bando di un concorso di cui riporto alcuni passaggi.

«CONCORSO LETTERARIO “Narrare con l’IA (senza perdere l’anima)” per romanzi inediti scritti in collaborazione con l’intelligenza artificiale.

In questi anni l’intelligenza artificiale è entrata anche nei tavoli degli scrittori: suggerisce trame, propone varianti, aiuta a sciogliere nodi narrativi. Ma nessuna macchina può sostituire quello sguardo umano che decide cosa tenere, cosa scartare, quale storia vale la pena raccontare davvero. […]

Vogliamo premiare romanzi in cui questa collaborazione sia consapevole e creativa: storie in cui l’IA magari ha aiutato a trovare strade nuove, ma l’anima del racconto è, e resta, profondamente umana. […]

Il concorso intende:

promuovere un uso consapevole e creativo dell’intelligenza artificiale nella scrittura narrativa;

valorizzare il ruolo dell’autore umano come regista dell’opera, responsabile delle scelte di stile, struttura e contenuto;

offrire agli scrittori uno spazio di sperimentazione, confronto e possibile pubblicazione.»

Mi pare modo onesto per iniziare a prendere atto di una profonda trasformazione in atto anche (e come potrebbe essere diversamente?) nel lavoro della scrittore.

Bisogna dirselo senza infingimenti e ipocrisie, cogliendo opportunità ed elaborando criticamente i rischi, affinché non accada che il mondo cambi senza di noi, per divenire infine un mondo senza di noi (Anders).

Io, dunque, sto facendo una fecondissima sperimentazione della cooperazione tra intelligenza umana e intelligenza artificiale. Non la sto (ancora?) elaborando dal punto di vista “filosofico”. Dovrò farlo. Ne sono consapevole. Non escludo che il percorso si faccia camminando, che, cioè, possa - nell'esercizio della scrittura – elaborare anche una consapevolezza “teorica”. 

Intanto, ho sentito il dovere di condividere la scoperta di questo bando con Gianpaolo Ferrara, un geniale scrittore che predilige il nascondimento, lettore onnivoro capace di sempre di sorprendermi, che mi ha fatto dono di un poderoso volume di versi, con una Introduzione bellissima. Per primo, diversi mesi fa, Gianpaolo mi aveva spinto a riflettere sul mutamento in atto.

Riporto qui di seguito quanto mi ha risposto. 

Sottolineature e grassetti sono miei.

«Ho assistito a un interessante confronto su Tik Tok (che è una piccola televisione dove trovano spazio giovani giornalisti, critici, cantanti, artisti in generale di cui il mainstream avrebbe un grande bisogno) tra Giuliana Florio e tanti “musicisti/cantanti”. Cosa è successo? Giuliana Florio è un genio del social, sa come usare questi luoghi, raccogliere click e monetizzare. Giuliana Florio aveva iniziato con quella follia virale degli NPC: si posizionava davanti alla telecamera con il suo atteggiamento ondulante, tipico degli NPC dei videogiochi, poi si attivava ogni volta che uno degli spettatori delle sue dirette le inviavano una piccola mancia attraverso Tik Tok. Un successone, poi scompare. Riappare come cantante, un video con un ritornello vischioso, una volta che lo ascolti, non lo dimentichi più: 

«Perché non dici che sei gay? E la facciamo un po' finita. Con questa farsa che hai creato. Io non ti voglio più per finta». 

Milioni – e dico milioni – di visualizzazioni, roba che Sanremo si sogna, ed è questo un paragone che mette a confronto un programma storico della televisione, il cui prodotto è il frutto del lavoro di centinaia di persone – e un capitale non indifferente – e una giovane donna con molte idee, preparata, e che ha semplicemente un computer:  la “piccola” Florio.

Poi si scopre il trucco: ha utilizzato l’intelligenza artificiale.

La discussione si è svolta proprio su questo termine: “trucco”.

Considerando che l’Auto-Tune è ormai abbondantemente usato da tutti, l’IA applicata al canto è un trucco o è la nuova frontiera della produzione artistica

Lo scontro è stato feroce, molto interessante ma tragico se contestualizzato storicamente. Con l’avverbio “storicamente” mi riferisco all’attualità, le guerre in corso, ma non voglio dire altro al riguardo, voglio restare focalizzato sul tema. Se la scrittura è una tecnologia come la maggior parte degli scienziati oggi considerano, allora Socrate è stato il primo “antitecnologico” – e bisogna riconoscere che il grande pensatore ha preso una tranvata. La mia personale opinione è che l’utilità, l’inutilità o il pericolo rappresentato da un oggetto, da un qualsiasi mezzo, è sempre relativo all’uso che se ne fa: dalla pietra, passando per la pistola fino alla penna (la penna – quella dei giornalisti – in questi anni sciagurati è causa di molte morti). 

Un identico ragionamento lo faccio con la IA, quindi presumo che almeno su questo ci troviamo d’accordo, il tutto è relativo alla dose e alla qualità di umanità che si mette in un progetto portato avanti con la IA.

Aggiungo due cose: 

1) la maggior parte delle persone che hanno assistito allo scontro Florio vs Mondo della Musica erano d’accordo su di un punto: se è stata usata la IA, deve essere specificato (cosa che avviene, ad esempio, in Amazon, dove il sistema chiede se per il libro che stai rendendo pubblico hai usato l’IA) e questo la Florio non lo ha fatto, ma si è scusata e, detto francamente, sembrava sincera – lo ammetto, sono dalla sua, è giovane, sono sempre dalla parte dei giovani.

2) Il primo concerto dal vivo della Florio è stata una tragedia: stonata, steccate, incapacità di stare sul palco, fuori tempo, fuori tutto – e i fan hanno anche pagato per vederla. Soldi a palate. D’altro canto, bisogna considerare che i musicisti di Sanremo hanno studiato tutta la vita e sono pagati quattro soldi. La colpa non è della Florio o della IA o in generale di chi la utilizza. La civiltà umana ha preso questa strada, punto. C’è da aggiungere, però, che – studi scientifici alla mano – l’abuso della tecnologia ha fatto scendere la media del QI nazionale in molti paesi europei – ecco perché la Svezia è ricorsa ai ripari riproponendo l’uso della scrittura manuale nelle scuole.   

Io dal canto mio sono “fortunato” – prego nota virgolette – scrivo ancora a mano e sono del parere che sia la scrittura a video a rallentare, se non proprio a ostacolare, il processo creativo – ecco quindi la necessità di un aiuto. Poi ho una idea di letteratura tutta mia: il viaggio dell’eroe l’ho studiato, l’ho percorso e non mi ha soddisfatto. Io la penso in mondo completamente diverso, scrivo per me, devo prima di tutto stare bene io. Non è egoismo perché ciò che scrivo non lo impongo a nessuno. È lì, punto. Lascerò un’opera immensa, almeno per la lunghezza – sto sorridendo.

Un abbraccio. E in bocca al lupo (non sono ironico, e un augurio sentito).

PS: tu dimentichi che sei un erudito, un professore di filosofia, un educatore, nel tuo caso è l’Intelligenza Artificiale che ha bisogno di “NS”. Ma io ho l’impressione che questo sistema, ai giovani, stia mandando in pappa il cervello. Essi hanno dei cuori immensi e pieni di sentimenti ma poche parole per esternarli. Prima che mi chiudessi di nuovo in biblioteca, ne ho frequentati molti, interessati alla questione palestinese. Ti giuro, è estenuante ascoltare un giovane di oggi (sedici diciotto anni) che tenta di esprimersi. Ovviamente, non faccio di tutta l’erba un fascio, e non dico che sia colpa degli insegnanti. Ho conosciuto giovani preparatissimi e insegnanti, giovani anche loro, di una erudizione quasi erotica. Ma non so se siano figli di questi tempi. Io credo siamo di fronte a un cambiamento epocale e ho anche l’impressione che questi giovani – oggetto dell’attenzione di un intero sistema consumistico come non si era mai visto prima – siano l’obiettivo anche di qualcos’altro: ho l’impressione che li stiano preparando al fronte (e anche questa volta non sono ironico)

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