domenica 11 gennaio 2026

Lorenzo Preziosa su "Euthymios" [๐’๐’‘๐’–๐’” ๐’Ž๐’†๐’–๐’Ž]




Il libro si beve leggero, la tua parola รจ “alata”, il periodare piacevole.
Credo che il senso del libro sia davvero profondo e che solo la feconditร  della tua “invenzione” narrativa sia riuscita a sciogliere un “grumo” di senso cosรฌ difficile da rendere. Un romanzo, dunque, e non un saggio. Ma che del saggio ha tutta la ricchezza di stimoli.
Del saggio manca una sola cosa: una bibliografia  che potesse partecipare a tutti i lettori il tuo ventennale viaggio alla ricerca del tuo Yeshua. Questo l'unico rilievo che mi sento di fare.
Per il resto, il viaggio da Larรฌssa a Masada scorre, insieme, lento e rapidissimo.
Mi pare che Euthymios sia medico del lettore e sia stato, insieme, medico del narratore.
Ritrovo, anche nel tuo libro, un senso dello scrivere come terapia. Per le proprie domande irrisolte. Per le proprie perdite. Per i propri, umanissimi, dolori.
Mi ha colpito, sopra tutti, un passaggio che ti riporto. Siamo all’Epilogo: «Perchรฉ รจ raro scrivere delle cose belle? Perchรฉ il bene, quando lo si vive, pare naturale. รˆ solo dopo, quando non c’รจ piรน, che ci si accorge che era un miracolo quotidiano. E allora ogni parola che tenta di rievocarlo suona falsa».
In quest’analisi del “bisogno”  della scrittura mi sento, me lo consentirai benignamente, quasi “affratellato” a te.
E te ne ringrazio. 

* * *

Lorenzo Preziosa, ex giannoniano, appassionato di teatro, si sta dedicando alla scrittura.

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