Il libro si beve leggero, la tua parola รจ “alata”, il periodare piacevole.
Credo che il senso del libro sia davvero profondo e che solo la feconditร della tua “invenzione” narrativa sia riuscita a sciogliere un “grumo” di senso cosรฌ difficile da rendere. Un romanzo, dunque, e non un saggio. Ma che del saggio ha tutta la ricchezza di stimoli.
Del saggio manca una sola cosa: una bibliografia che potesse partecipare a tutti i lettori il tuo ventennale viaggio alla ricerca del tuo Yeshua. Questo l'unico rilievo che mi sento di fare.
Per il resto, il viaggio da Larรฌssa a Masada scorre, insieme, lento e rapidissimo.
Mi pare che Euthymios sia medico del lettore e sia stato, insieme, medico del narratore.
Ritrovo, anche nel tuo libro, un senso dello scrivere come terapia. Per le proprie domande irrisolte. Per le proprie perdite. Per i propri, umanissimi, dolori.
Mi ha colpito, sopra tutti, un passaggio che ti riporto. Siamo all’Epilogo: «Perchรฉ รจ raro scrivere delle cose belle? Perchรฉ il bene, quando lo si vive, pare naturale. ร solo dopo, quando non c’รจ piรน, che ci si accorge che era un miracolo quotidiano. E allora ogni parola che tenta di rievocarlo suona falsa».
In quest’analisi del “bisogno” della scrittura mi sento, me lo consentirai benignamente, quasi “affratellato” a te.
E te ne ringrazio.
* * *
Lorenzo Preziosa, ex giannoniano, appassionato di teatro, si sta dedicando alla scrittura.

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