lunedì 4 maggio 2026

15. La fine [𝚀𝚞𝚎𝚕 𝚌𝚑𝚎 𝚛𝚎𝚜𝚝𝚊 𝚍𝚒 𝚗𝚘𝚒]

 

La morte avvenne di notte. Riccardo era in casa. Si svegliò per un rumore lieve. Un cambio nel respiro. Si alzò. Accese la luce della stanza. Irene era ferma. Il corpo già rilassato. Nessun segno evidente di passaggio.

Chiamò chi doveva. Le parole furono poche. Disse l’indirizzo. Disse il nome. Attese. Si sedette sulla sedia accanto al letto. Non toccò nulla.

Arrivarono in due. Controllarono. Compilarono. Chiesero l’ora. Riccardo rispose con precisione. Firmò. Non fece domande. Restò in piedi mentre lavoravano.

Quando uscirono, la casa tornò silenziosa. Riccardo chiuse la porta. Rimase fermo nel corridoio. Guardava davanti a sé. Poi entrò nella stanza. Sistemò il lenzuolo. Spense la luce.

Il giorno seguente telefonò all’università. Parlò con una segreteria. Disse che Irene non c’era più. Usò il tempo passato. Nessun dettaglio. Ringraziò. Riattaccò.

Avvisò pochi altri. Sempre allo stesso modo. Frasi brevi. Nessuna spiegazione. Le risposte arrivavano. Condoglianze. Disponibilità. Riccardo ascoltava. Chiudeva.

Il laboratorio restò chiuso per due giorni. Non per decisione formale. Riccardo non andò. Rimase in casa. Riordinò. Spostò oggetti. I libri di Irene restarono dove erano.

Quando tornò al lavoro, riaprì i file. Guardò le ultime registrazioni. Le etichettò come finali. Non cercò integrazioni. Non avviò simulazioni.

Il progetto non fu cancellato. Venne sospeso. Riccardo scrisse una nota interna. Indicava che la raccolta dati era conclusa. Nessun riferimento al motivo.

Nei giorni successivi riprese attività secondarie. Revisioni. Riunioni brevi. Compiti che non richiedevano concentrazione prolungata. Evitava ciò che portava indietro.

A casa il tempo si riorganizzò. I pasti. Il sonno. Le uscite. Tutto avveniva senza adattamenti consapevoli. Le cose si disponevano da sole.

Una sera Riccardo prese un libro di Irene. Lo aprì a una pagina segnata. Lesse poche righe. Richiuse. Lo rimise a posto. Non tornò su quel gesto.

La morte non introdusse un prima e un dopo netto. Tagliò una continuità. Lasciò il resto in funzione. Il progetto, il lavoro, la casa. Tutto restava. Irene no.

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