La morte avvenne
di notte. Riccardo era in casa. Si svegliò per un rumore lieve. Un cambio nel
respiro. Si alzò. Accese la luce della stanza. Irene era ferma. Il corpo già
rilassato. Nessun segno evidente di passaggio.
Chiamò chi
doveva. Le parole furono poche. Disse l’indirizzo. Disse il nome. Attese. Si
sedette sulla sedia accanto al letto. Non toccò nulla.
Arrivarono in
due. Controllarono. Compilarono. Chiesero l’ora. Riccardo rispose con
precisione. Firmò. Non fece domande. Restò in piedi mentre lavoravano.
Quando uscirono,
la casa tornò silenziosa. Riccardo chiuse la porta. Rimase fermo nel corridoio.
Guardava davanti a sé. Poi entrò nella stanza. Sistemò il lenzuolo. Spense la
luce.
Il giorno
seguente telefonò all’università. Parlò con una segreteria. Disse che Irene non
c’era più. Usò il tempo passato. Nessun dettaglio. Ringraziò. Riattaccò.
Avvisò pochi
altri. Sempre allo stesso modo. Frasi brevi. Nessuna spiegazione. Le risposte
arrivavano. Condoglianze. Disponibilità. Riccardo ascoltava. Chiudeva.
Il laboratorio
restò chiuso per due giorni. Non per decisione formale. Riccardo non andò.
Rimase in casa. Riordinò. Spostò oggetti. I libri di Irene restarono dove
erano.
Quando tornò al
lavoro, riaprì i file. Guardò le ultime registrazioni. Le etichettò come
finali. Non cercò integrazioni. Non avviò simulazioni.
Il progetto non
fu cancellato. Venne sospeso. Riccardo scrisse una nota interna. Indicava che
la raccolta dati era conclusa. Nessun riferimento al motivo.
Nei giorni
successivi riprese attività secondarie. Revisioni. Riunioni brevi. Compiti che
non richiedevano concentrazione prolungata. Evitava ciò che portava indietro.
A casa il tempo
si riorganizzò. I pasti. Il sonno. Le uscite. Tutto avveniva senza adattamenti
consapevoli. Le cose si disponevano da sole.
Una sera Riccardo
prese un libro di Irene. Lo aprì a una pagina segnata. Lesse poche righe.
Richiuse. Lo rimise a posto. Non tornò su quel gesto.
La morte non
introdusse un prima e un dopo netto. Tagliò una continuità. Lasciò il resto in
funzione. Il progetto, il lavoro, la casa. Tutto restava. Irene no.

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