Vorrei poter dire che la mia città
è stata sconvolta dalle recenti vicende giudiziarie. Temo,
invece, che il livello di assuefazione alla corruzione, acclarata o
ancora da accertare, abbia raggiunto una soglia irreversibile. Certo,
potrebbe essere il riflesso di una persona che ha iniziato ad avere una
consapevolezza politica tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta,
che guardò con entusiasmo al repulisti promosso dalla magistratura milanese,
credendo nelle tabulae rasae, e trovandosi puntualmente disilluso,
“tradito” (ove mai questa parola avesse dimora in campo politico), nella
commistione probabilmente sbagliata di morale e politica. Ecco, probabilmente sono
io a essere sbagliato, io che mi sono illuso che un’altra politica fosse
possibile, che ci fossero nuovi inizi, e non lo stanco tornare di corruzione e
ambizioni personali.
Dunque, scrivo per ribadire una secessione
definitiva da ogni forma di impegno. La voce del popolo potrebbe dire, non
a torto: «e chi se ne importa, sono scelte tue». Vero, sacrosanto. Ma in questo
congedo, per cui chiedo cerimoniosamente scusa, mi permetto – ricordando
l’impegno pregresso che mi dà quanto meno diritto a dire una parola conclusiva
– di suggerire a chi vuole promettere nuovi inizi un sano realismo. I
moralizzatori di oggi facciano un serio esame di coscienza e sappiano che nelle
file in cui militeranno ci saranno voltagabbana pronti a saltare sul carro del
vincitore, avidi pronti a lasciarsi corrompere, ambiziosi che saliranno sulle
loro spalle per issarsi su scranni ambiti. E che in fondo, forse, loro stessi,
con le loro voci stentoree, i loro accorati appelli, stanno nutrendo solo il
loro ego, che ha bisogno di palchi e platee. Avremmo bisogno di santi...
E, a proposito di santi, torno
alla mia amata Simone. Alla sua riflessione lucidissima sui partiti
come macchine aliene dalla verità, come ogni macchina creata per essere
esclusivamente efficiente in base a una razionalità strumentale: «I partiti
sono organismi pubblicamente, ufficialmente costituiti in maniera tale da
uccidere nelle anime il senso della verità e della giustizia».
Nessuna salvezza. Almeno non che mi riguardi più.
So che le mie riflessioni
appariranno qualunquiste (a me piacerebbe dire “impolitiche”…), ma è questo che
mi rimane di una quarantina d’anni di passione: una cenere che non riguarda
solo la mia ininfluente città ma l’Italia, dove un generale rozzo e nostalgico
è capace di catalizzare l’attenzione di molti, l’Europa che vuole rimettere in
moto l’economia con la guerra, il mondo dove folli e genocidi guidano Stati
importanti.
La voce responsabile
sussurra, poi grida: «Allora non abbandonare il campo. Devi esserci anche tu. I
hope someday you’ll join us...»
Mi tornano in mente i versi
indignati di un grande poeta.
E con lui mi congedo.
Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento.

Nessun commento:
Posta un commento