martedì 6 ottobre 2026

Congedo (Benevento-Italia... Europa-Mondo)

 

Vorrei poter dire che la mia città è stata sconvolta dalle recenti vicende giudiziarie. Temo, invece, che il livello di assuefazione alla corruzione, acclarata o ancora da accertare, abbia raggiunto una soglia irreversibile. Certo, potrebbe essere il riflesso di una persona che ha iniziato ad avere una consapevolezza politica tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, che guardò con entusiasmo al repulisti promosso dalla magistratura milanese, credendo nelle tabulae rasae, e trovandosi puntualmente disilluso, “tradito” (ove mai questa parola avesse dimora in campo politico), nella commistione probabilmente sbagliata di morale e politica. Ecco, probabilmente sono io a essere sbagliato, io che mi sono illuso che un’altra politica fosse possibile, che ci fossero nuovi inizi, e non lo stanco tornare di corruzione e ambizioni personali.

Dunque, scrivo per ribadire una secessione definitiva da ogni forma di impegno. La voce del popolo potrebbe dire, non a torto: «e chi se ne importa, sono scelte tue». Vero, sacrosanto. Ma in questo congedo, per cui chiedo cerimoniosamente scusa, mi permetto – ricordando l’impegno pregresso che mi dà quanto meno diritto a dire una parola conclusiva – di suggerire a chi vuole promettere nuovi inizi un sano realismo. I moralizzatori di oggi facciano un serio esame di coscienza e sappiano che nelle file in cui militeranno ci saranno voltagabbana pronti a saltare sul carro del vincitore, avidi pronti a lasciarsi corrompere, ambiziosi che saliranno sulle loro spalle per issarsi su scranni ambiti. E che in fondo, forse, loro stessi, con le loro voci stentoree, i loro accorati appelli, stanno nutrendo solo il loro ego, che ha bisogno di palchi e platee. Avremmo bisogno di santi...

E, a proposito di santi, torno alla mia amata Simone. Alla sua riflessione lucidissima sui partiti come macchine aliene dalla verità, come ogni macchina creata per essere esclusivamente efficiente in base a una razionalità strumentale: «I partiti sono organismi pubblicamente, ufficialmente costituiti in maniera tale da uccidere nelle anime il senso della verità e della giustizia».

Nessuna salvezza. Almeno non che mi riguardi più. 

So che le mie riflessioni appariranno qualunquiste (a me piacerebbe dire “impolitiche”…), ma è questo che mi rimane di una quarantina d’anni di passione: una cenere che non riguarda solo la mia ininfluente città ma l’Italia, dove un generale rozzo e nostalgico è capace di catalizzare l’attenzione di molti, l’Europa che vuole rimettere in moto l’economia con la guerra, il mondo dove folli e genocidi guidano Stati importanti. 

La voce responsabile sussurra, poi grida: «Allora non abbandonare il campo. Devi esserci anche tu. I hope someday you’ll join us...»

Mi tornano in mente i versi indignati di un grande poeta.

E con lui mi congedo.

 

Ora che più forte sento

stridere il freno, vi lascio

davvero, amici. Addio.

Di questo, sono certo: io

son giunto alla disperazione

calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento.


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