martedì 29 settembre 2026

Il Diario (Tracce di cammino)

 

Ho cominciato a scrivere un diario nel 1984. Era un’agenda color amaranto, e sulla copertina incollai, malamente, una riproduzione del Déjeuner sur l’herbe di Manet.

All’epoca le mie passioni dominanti erano i fumetti e la pittura. Sognavo di diventare un disegnatore di fumetti. Conservo ancora i miei tentativi. Caterina non li ha mai visti: chissà cosa penserà quando dovrà decidere che fare di tutta la roba che troverà quando io non ci sarò più.

Avevo una grafia orrenda. La detesto tuttora, tanto che ho salutato la macchina da scrivere e poi, soprattutto, il pc come una liberazione.

Ero un ragazzo di sedici anni, al quarto anno del Classico, sezione B. In quelle pagine ci sono storie di scuola e pensieri ingenui sul senso della vita. Ero un cattolico praticante e frequentavo l’Azione Cattolica a Sant’Anna. Ero roso dal senso del peccato e cresciuto con miti cavallereschi e supereroistici. In parte li ho trasfusi in Eliseo, personaggio del mio primo romanzo: il primo a essere scritto, il secondo a essere pubblicato. Nell’estate di quell'anno avrei conosciuto la mia futura moglie e sarei divenuto ateo. Quelle pagine registrarono tali eventi. E divenni vegetariano.

Col tempo ho cambiato supporto: quaderni di vario formato, a volte altre agende, talvolta raccoglitori. In maniera del tutto anarchica, il diario ha accompagnato la mia esistenza.  Lo fa tuttora. Non so se in quelle centinaia di pagine ci sia davvero io. Negli anni ho trascritto quasi tutto in formato digitale. Periodicamente rileggo il mio divenire, talvolta con indulgenza, talaltra con vergogna per la mia stupidità. A quasi sessant’anni viene naturale pensare spesso: “Se mi ricapitasse oggi, agirei diversamente”. Ma l’“io” di allora era un’altra persona. Probabilmente doveva sbagliare per capire e diventare, in qualche modo, migliore. E il diario mi aiuta a leggermi come una storia in divenire. Come educatore a pensare che quel giovane idiota che andava a cinema per vedere Alvaro Vitali (pace all’anima sua) poi avrebbe scoperto Tarkovskij. Se è accaduto a me può accadere a chiunque. Insomma, un esercizio di umiltà che mi impedisce di credere di essere sempre stato quel che sono ora. 

Il diario conserva quelle che considero le parti oscure della mia personalità. Anche in questo caso, oggi, mi viene da sorridere. Sono sempre stato un individuo tormentato, complice il mio retaggio cattolico, e ci ho messo anni a maturare una visione meno cupa dell’esistenza. Ora riesco a goderne con più serenità, anche se quelle tenebre angosciose, periodicamente, tornano. Mi rendo conto, in un mondo osceno in cui si ruba impunemente alla propria comunità o si squartano i cadaveri di persone ammazzate durante party di sesso e droga, che, in fondo, il male che ho compiuto è stato soprattutto immaginario. Sono il frutto di un cattolicesimo che Mancuso definisce amartiocentrico. Un peccato... Ma il diario mi aiuta anche a leggere la storia che sono in maniera consapevole. A sessant’anni quel che è stato è stato. Les jeux sont faits.

Di certo quelle pagine testimoniano le mie contraddizioni insanabili. Ho imparato ad accettarle. D’altronde, sono un gemelli. Eraclito nel tempo è diventato il mio pensatore più caro.

Scrivo questo post sul blog, luogo di scrittura “pubblica”, volutamente condivisa, perché nell’ultimo anno mi sono interrogato sul destino di queste pagine. Considero quest’anno già “postumo”. Non perché sia malato e morituro (almeno per quel che ne so), ma perché penso di aver vissuto integralmente quanto dovevo.

Dopo lungo cogitare mi sono persuaso a farne un falò a San Cumano, con ragionevole anticipo sulla mia dipartita (al netto di un incidente imprevisto, ovviamente). Lo farò con molta attenzione, visti i trascorsi recenti, consegnando al Dio in cui spero parole fattesi cenere. Probabilmente non ne ha bisogno, ma mi intriga l’idea di un sacrificio incruento.

Mi aiuta in questa decisione la svolta “narrativa” della mia vita. Mi dà la possibilità di trasfondere in racconti e romanzi le parti di me e della mia storia, reale o possibile, che meritano di essere ricordate.


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