lunedì 18 maggio 2026

La stagione dei premi

Non bisogna tediare gli altri quando si è così pieni di vita, di grazia, che ogni cosa appare sensata e degna di essere ricordata (anche nella scrittura). Quindi: sintesi!

1. Ieri ad Altamura, Premio Demos. Terzo posto per il racconto breve inedito a tema.

2. I giorni in verticale (ora presente nel volume che raccoglie tutte le opere premiate) racconta la trasformazione silenziosa di un insegnante colpito dalla sclerosi multipla, costretto a ridefinire il proprio rapporto con il corpo, il tempo e il lavoro. Luca continua a insegnare mentre la malattia altera i gesti più semplici e rende evidente quanto il mondo sia costruito sull’idea di efficienza continua. Attraverso la scuola e il confronto con gli studenti, la sua fragilità smette di essere un limite privato e diventa occasione per interrogare gli spazi, i ritmi e le relazioni umane. Senza eroismi né retorica della “lotta”, il racconto mostra come la dignità possa nascere anche dall’accettazione delle pause, della lentezza e delle differenze tra i corpi.

3. Dunque, due miei racconti (l’altro premiato a Roma la scorsa settimana) che focalizzano il tema della diversità come differenza ricevono premi. Un segno.

4. Ho condiviso ancora questa esperienza con mia moglie: la scrittura sta diventando, in maniera inattesa, anche un modo per ripensare e rigenerare il nostro rapporto, dopo che nostra figlia ha iniziato a costruire la sua vita nello studio universitario a Roma.

5. Mi piace pregare, anche durante un rito. Lo faccio con parole mie, benedicenti. Farlo nel Duomo di Altamura un ricordo da custodire.

  6. Ho detto, durante la premiazione, in una sala gremita di persone, cose brevi, anch’esse schematiche:

  -  piacere di essere in un luogo di libri perché, come Borges, sono più orgoglioso di quelli letti che di quelli scritti;

  - riconoscenza per essere nella terra “dei padri”, essendo mio nonno, di cui porto orgogliosamente il nome, nato a Barletta (nel 1900), e uno dei miei progetti (sulla scorta di quanto fatto magnificamente da Mariella Perifano) è poter ricostruire quanto meno l’origine degli Sguera (che credo fossero poveri migranti greci o ciprioti);

-  sensazione fortissima, girando per il magnifico centro bianchissimo di Altamura di essere “dentro” quella dimensione meridiana che sento mia da quando conobbi Franco Cassano (che feci venire a Benevento giusto 30 anni fa...), e che credo di aver trasfuso anche nel mio primo romanzo edito.

7. Questi premi hanno una dimensione fortemente “identitaria”: sono un momento in cui una comunità si riconosce, ed è bello che accada anche a partire da testi, da poesie, da racconti. Bello che si ricordino persone meritevoli della comunità. Ammirevole lo sforzo degli organizzatori di trovare risorse per portarli avanti. Eppure, possono essere un momenti di incontro. Io sono felice di aver conosciuto un poeta sardo, Giuseppe Tirotto, che mi ha fatto dono di un suo libro, che leggerò subito perché mi appare di gran valore.

  8. Questi premi stanno diventando occasione di tornare a visitare luoghi meravigliosi del nostro Paese. Fortuna trovare a Matera due mostre  straordinarie: una dedicata a Carlo Levi pittore, l’altra – che dovrò elaborare poeticamente – al mito di Demetra e Persefone.





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