“Mistero” era la parola incisa sulla campana che nessuno suonava più.
Il villaggio sorgeva ai margini del bosco, dove la terra restava umida anche in estate. Elia vi arrivò al crepuscolo, senza sapere bene perché avesse deviato dal sentiero principale. Aveva seguito un suono basso, irregolare, come un respiro trattenuto.
Le case erano chiuse. Non abbandonate. Chiuse.
Sulla piazza centrale c’era una chiesa piccola, sproporzionata rispetto alle abitazioni. Il portone era socchiuso.
Entrò.
L’aria odorava di cera fredda e terra bagnata. Non c’erano icone né panche. Solo la campana, calata dal campanile e appoggiata al centro della navata, come un oggetto caduto.
Sull’orlo, la parola: Mistero.
Elia la sfiorò. Il metallo era tiepido.
Un rumore provenne dall’abside. Non un passo. Uno spostamento minimo, come di stoffa contro pietra.
«C’è qualcuno?» chiese.
La voce gli tornò indietro con un’eco più lenta del previsto.
Si avvicinò. Dietro l’altare trovò una porta stretta che scendeva verso il basso. Non ricordava di aver visto scale dall’esterno.
Scese.
L’umidità aumentava a ogni gradino. Le pareti erano segnate da unghiate sottili, ripetute. Non profonde. Insistenti.
In fondo alla scala, una stanza circolare. Al centro, una sedia. Vuota.
Sulle pareti, incise con mano incerta, frasi brevi: “Non è fuori.” “Non è sopra.” “Non è altrove.”
Elia sentì un movimento alle sue spalle.
Si voltò. Non c’era nessuno.
La campana, sopra di lui, vibrò senza essere toccata. Un suono basso, prolungato, che non sembrava provenire dal metallo ma dalla terra stessa.
Il pavimento tremò leggermente.
Elia comprese che il villaggio non era fuggito da qualcosa. Si era raccolto attorno a qualcosa.
Il mistero non era un enigma da sciogliere. Era una presenza che chiedeva di essere abitata.
La vibrazione aumentò. Le incisioni sulle pareti sembravano fresche.
Un pensiero lo attraversò: e se lo smarrimento non fosse perdita di senso ma avvicinamento a ciò che non può essere contenuto?
La porta alle sue spalle si chiuse con un suono secco.
La campana continuava a vibrare.
E per la prima volta Elia ebbe la certezza che non fosse lui a cercare il mistero.
Era il mistero ad aver trovato lui.

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