domenica 25 ottobre 2026

Aforismi in cammino (1992)

1. La mia vita felice come intervallo fra un addio e l’altro. Non è fatalismo ma solo esperienza, e non si capisce perché per noi la natura dovrebbe fare eccezione. 

2. Il problema non è la mia incapacità di accettare che una persona che amo muoia prima del tempo — quale sarebbe questo tempo? — ma dover vivere la sua morte. 

3. La casa è un grande organismo, di cui noi siamo le cellule ricambiabili. Basta che una di queste cellule entri in crisi perché l’intero organismo ne sia minacciato. 

4. Non abbiamo più la percezione della gioia come dono del destino. Siamo inguaribilmente ottimisti. 

5. Scrivere come un lavoro: senza il lavoro l’uomo scopre la profonda angoscia della libertà. 

6. Scrivere per non dimenticare. Noi siamo una memoria dolorosa, una ferita che non è mai guarita. Ma dimenticare non è un dolore: è un tormento che ci sveglia di notte. 

7. La civiltà occidentale ha orrore del vuoto. Non esistono pause di riflessione: lavoro, studio, giornali, musica, film, televisione. Per riflettere non ci restano che la notte e i sogni. 

8. La grande risposta della vera cultura è rifiutare gli stereotipi dell’uomo di successo. Non bisogna uscire dal mondo ma evitare di umiliare l’arte asservendola alla logica del capitale, del marketing, dell’esteriorità vuota. 

9. La vita è meravigliosa proprio per la sua irrazionalità. 

10. Il paradosso doloroso dell’esistenza è vivere nell’attesa di una vita diversa senza cercare realmente di realizzarla. Sapere ciò che non vogliamo senza sapere che cosa vorremmo essere. 


Nessun commento: