domenica 20 settembre 2026

L'estate sta finendo (Tracce di cammino)

 

Utilizzo il blog come strumento di consapevolezza. È accaduto quando nacque, in un momento che percepii come drammatico, quando la politica era una dimensione decisiva della mia vita. Era il 2008. Anzi, il blog nacque proprio per dare voce a quello sconforto. Ha accompagnato, dunque, il mio divenire, il mio attraversare il tempo con i suoi mutamenti più o meno importanti. Oggi mi è utile per capire il senso di quanto vado facendo da un anno e mezzo a questa parte, tempo di scrittura che ora deve essere disciplinata dopo una stagione rapinosa, urgente, in cui scrivere è stata necessità, liberazione, volo fantastico

Illuminazione di questi giorni (quanto è importante che la testa in certi momenti vaghi liberamente per capire e capirsi…): la mia postura nei confronti del mondo è cambiata in maniera sensibile. Per anni, quando scrivevo a me stesso nel Diario (diciamo dal 2013), chi ero, rispondevo: un padre, un marito, un professore, un poeta… Oggi, me ne rendo conto, non è più così. Se la poesia è uno sguardo “altro” sul mondo, se la poesia vive nel presente perché fa accadere le cose, se il poeta vive con e nella parola, ebbene io non sono (sostanzialmente) più poeta. È evidente che porterò sempre con me alcune posture, ma mi rendo conto – ed è consapevolezza positiva – che, quando non sono alla scrivania a scrivere, e penso a ciò che devo, voglio, posso scrivere, ebbene sento che la mia attitudine interiore è radicalmente cambiata. La mia mente, infatti, non è piena di parole, spesso di una parola, in sequenze “musaiche” e musicali, ma di personaggi, vicende, luoghi. Insomma, di storie. Le più varie, per altro. Le parole vengono dopo. Non sono più il centro dell’atto creativo. Da questo punto di vista, mi sento erede di una tradizione narrativa che ha il piacere dell’affabulazione, del raccontare, appunto. Questo non significa che ho smesso di scrivere versi. Significa - lo ripeto - che non mi considero più sostanzialmente un poeta. Elaborerò la cosa in futuro meglio.

La seconda illuminazione: sono nella fase di un apprendistato letterario che potrebbe durare anche molti anni. Nihil sine magno labore. Motto aureo imparato da Orazio che ha ispirato la mia vita a partire dalle vicende traumatiche degli anni Novanta e a cui sono sempre rimasto fedele nel tempo. Esistono talenti sorgivi, “geni”. Non posso che invidiarli. A me è stata data la passione e la forza di volontà per coltivarla: ho sempre dovuto travagliare. Per esempio, nella scuola. O nella breve esperienza politica fatta a Benevento. Credo profondamente nell’impegno quotidiano, quello che ora sto profondendo con tutto me stesso nella scrittura, soprattutto narrativa. Vivo, dunque, questa stagione come il mio apprendistato. I concorsi cui partecipo sono fondamentalmente una palestra che mi sprona a scrivere di temi che altrimenti non frequenterei, dentro paletti abbastanza rigidi (ad esempio, la lunghezza). Dunque, i libri e i racconti pubblicati, quelli nel cassetto, quelli inviati ai concorsi sono la mia personalissima scuola di scrittura.

Una novità importante che sta maturando: a breve, dovrei riuscire a portare in città la mia biblioteca. Per un quarto di secolo i miei oltre cinquemila volumi cartacei (insieme ai fumetti) sono stati in esilio nella mansarda di San Cumano, che ospitò me e mia moglie dal 1994 al 2001. Ora verranno qui, nella casa dove trascorriamo l’inverno in città. Una novità di assoluto rilievo. Mi sono reso conto, però, al di là dello spazio decisamente ridotto rispetto a quello attuale, che questa discreta mole di carta non avrà eredi. E, dunque, ho deciso di tenere quanto mi servirà realmente nel mio lavoro di scrittore e di docente (realisticamente per altri otto o nove anni, a meno che la riforma annunziata sulle pensioni non mi consenta di anticipare). Il resto ho già iniziato a donarlo ad amici, ex alunni, enti pubblici. Quando vergherò le mie volontà (prima o poi tutti lo dobbiamo fare, se il Signore ce ne lascia tempo!), lascerò quel che sarà rimasto ad una delle due biblioteche di Benevento, se lo vorranno. Sento un bisogno di leggerezza, dopo anni in cui ho accumulato furiosamente. Abbiamo bisogno davvero di poco. E i libri importanti per noi (ma questo l’ho sempre saputo) sono davvero pochi. 

Che il Signore sia presenza sempre illuminante nell’autunno della vita, carico di frutti.


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