martedì 16 giugno 2026

Fuochi blu: un'esperienza nella scuola oltre la scuola (σχολή)

Tra le sezioni del premio cui ho partecipato ce n’era una cui tenevo molto: l’unica in cui non sono arrivato tra i finalisti!

Mi fa piacere ricordare quell’esperienza. Una delle partecipanti mi ha annunziato l’imminente laurea in psicologia. Ne sono felice. Tanto.

Mercoledì 11 marzo 2020, durante la pandemia globale da Coronavirus, si è costituta “La setta dei poeti estinti”.

La Setta si incontrerà “virtualmente” una volta alla settimana (il venerdì alle 18.00).

Missione della Setta è la lettura di libri scelti insieme, che saranno commentati negli incontri settimanali.

Traccia di questi incontri sarà lasciata in queste pagine, redatte con uno strumento di condivisione da tutti i membri della Setta.

Ogni incontro sarà aperto e chiuso da un “re” o una “regina” che, a turno, leggeranno e commenteranno brevemente una poesia scelta all’interno della letteratura universale e chiuderanno con un consiglio all’ascolto di una canzone, spiegando il motivo della scelta.

Il primo libro, suggerito da Filostrato, è Fuochi blu di James Hillman.

 Prima seduta della “Setta dei poeti estinti”. La “regina” del giorno ha letto in traduzione (ma dalla prossima volta si leggerà anche in lingua originale quando possibile) Solleva il viso di Dylan Thomas. [Stupore, brividi]. È la sua “preghiera” perché questa notte, abitata da «nuvole del diavolo» e «nebbie dell’incubo» finisca quanto prima. Poi è iniziata la discussione su Fuochi blu di Hillman. Le quattro fanciulle (che chiameremo Neifile, Fiammetta, Elissa e Lauretta) hanno “assaggiato” il libro e deciso di continuarne la lettura. Fiammetta ha colto una suggestiva analogia tra un ricordo dell’autore (una donna che diceva di non avere più il cuore) e una scena del Castello errante di Howl. [Trascendere gli ambiti disciplinari, fare diventare questa emergenza occasione di sperimentazione di una educazione nuova che connetta, non scinda]. La “regina” Neifile, nel congedarsi, ha invitato all’ascolto di I Still Haven’t Found What I’m Looking For nella versione originale. 

Ancora una volta, come in apertura, come doveroso mai come in questo tempo, la speranza: «Felt the healing in the fingertips». Fiammetta, che sarà “regina” nel prossimo incontro, ha dato la consegna: leggere “La fantasia archetipica”. Tutti siamo rimasti colpiti da un passo del libro, attualissimo: «Poiché il sintomo conduce all’anima, c’è il rischio che, eliminando il sintomo con la cura, si elimini anche l’anima, quel qualcosa che sta appena incominciando a manifestarsi, sofferente dapprima e in cerca con urgenza di aiuto, consolazione e amore, ma che, pure, è l’anima presente nella nevrosi che tenta di farsi udire, di fare impressione alla mente, ottusa e caparbia, a quel mulo impotente che con ostinazione pretende di tirare dritto senza mai cambiare» [che quanto stiamo vivendo non venga poi semplicemente rimosso ma sia viatico all’ascolta dell’anima, un’anima non individuale ma collettiva, presente, come dice Hillman, in ogni cosa].


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