Lungi da me tentare una ricognizione della poesia nel Sannio. Se mai ho avuto una simile velleità, l’ho abbandonata da un pezzo.
No. Però due eventi quasi contemporanei mi spingono a tornare su un argomento che mi è assai caro: la presentazione di un’iniziativa e l’uscita di un libro.
L’iniziativa è promossa, tra gli altri, da un mio ex alunno, brillante e sfaticato, poi sbocciato alle storie e ai versi grazie a uno di quei miracoli che rendono il lavoro dell’insegnante davvero unico. Giulio Miele, cui ho voluto dedicare una poesia poi confluita nel mio ultimo libro di versi a stampa, si sta formando a Napoli.
È una delle capitali culturali d’Italia, da sempre generosa di poeti e con i poeti. Ha esordito con un libro assai maturo per la sua età . Ora vuole provare a creare un luogo di studio e di pratica della poesia. La notizia mi ha riempito il cuore di gioia. Un plauso va anche a chi ospiterà l’iniziativa, al di là di quanto, sul piano personale, ci separa da molti anni.
Il libro è invece Yūgen di Antonio Vassallo (impreziosito da una Prefazione assai empatica di Dolores Morra, che probabilmente scrive poesie ma è, soprattutto, poesia). Non l’ho ancora letto per intero, e vorrei tornarci.
Che cosa ha di speciale? Anzitutto conosco l’autore, collega valente e amatissimo dagli studenti, ma non sapevo che coltivasse la poesia: di qui lo stupore nello scoprirlo. Poi c’è l’editore, PeQuod, che già garantisce, a un primo livello, la qualità del lavoro. Infine ci sono gli interrogativi posti da un libro di versi radicato in un “sapere dell’anima” ad alta vocazione esistenziale, virato al cupo, ma scritto da chi si spende attivamente per un mondo diverso. È di questo che vorrei parlare più distesamente. Insomma, il rapporto tra scrittura e politica, per dirla con uno slogan facile.
Fino all’anno scorso avevo pensato di poter riprendere la mia attività di “divulgatore” di un genere negletto, facendo rifiorire con nuovi nomi ciò che negli anni Novanta fu “la rosa necessaria”. Di qui l’iniziativa della Stanza per la poesia e la prima edizione dell’Atlante delle Nuvole, condivisa con amici cari e di valore. Poi la mia vita è cambiata, e con essa le priorità: Calliope ha scalzato Euterpe, se non altro nel tempo che dedico all’una e all’altra. Non mi va più di dover occuparmi di questioni pratiche, organizzative. Non mi va più neanche di dover discutere con decisori politici, per quanto stimabili e animati dalle migliori intenzioni. Così ho lasciato quegli impegni, insieme a tutti gli altri, per dedicarmi interamente alla scrittura, soprattutto narrativa. Spero sempre che altri raccolgano il testimone. Per me si apre un tempo di dedizione assoluta, oserei dire religiosa, all’opera (a prescindere dai risultati che potrebbero essere assolutamente deludenti).
Ciò nondimeno guardo con immensa simpatia a chi tiene accesa la fiaccola. I poeti, amo ripetere con Shelley, sono «i legislatori non riconosciuti del mondo». Il libro che presenterò in questi giorni, Il potere del canto, è in fondo un omaggio a loro: i poeti immensi e quelli sconosciuti. Alla loro funzione vitale. Da questo punto di vista, il Nobel ad Anne Carson è una bellissima notizia.
Che fioriscano dieci, cento, mille iniziative intorno ai versi, anche per pochi, purché intense: senza cellulari, senza ansie da prestazione, senza esibizionismi. Per nutrirsi.


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