venerdì 9 ottobre 2026

Libri liberi [AUTOBIOGRAFIA]

 

Confesso una grande emozione: domani comincia il trasferimento della mia biblioteca in città.

Nel 2001 traslocai, dopo i primi anni di matrimonio, in un’antica casa della famiglia di mia moglie, rimasta per decenni inagibile a causa del terremoto. Non era molto grande e non poteva accogliere i libri che avevo già accumulato, che si erano aggiunti a quelli ereditati da mia madre. Fu quasi naturale lasciarli lì, nella mansarda di San Cumano. E in venticinque anni, stanza dopo stanza, la casa di campagna si è riempita di libri, manuali scolastici, fumetti, cd, poster, giornali e riviste. Strati di una vita, depositati come sedimenti.

Come spesso accade, un limite si è trasformato in una nuova competenza. Non potendo avere i libri a portata di mano, ho dovuto supplire con i loro corrispettivi digitali. Non solo ho messo insieme una notevolissima biblioteca digitale, tutta archiviata in un grande hard disk esterno, ma ho anche imparato a studiare e a leggere su pdf ed epub, sullo schermo dell’e-reader. Ho scoperto che si può sottolineare senza matita e portare con sé centinaia di volumi in pochi grammi. Ho capito però anche che cosa manca: il peso di un libro tra le mani, la carta che invecchia, la memoria di una pagina ritrovata per la sua posizione sullo scaffale.

Ora, dopo un quarto di secolo, tutto ciò che si è accumulato lassù può finalmente venire in città. Lo aspetta uno spazio nuovo, decisamente più piccolo dell’intero ultimo piano che lo ha ospitato tanto a lungo.

Così, quasi che due linee partite da lontano arrivassero a intersecarsi, ho preso una decisione. Mia figlia ha scelto di dedicarsi ad altro nella vita, senza seguire le orme paterne né quelle materne, e non ha senso conservare tutto in attesa di qualcuno che raccolga il testimone. Una parte corposa di ciò che ho custodito gelosamente per anni sarà quindi donata a biblioteche, amici, alunni ed ex alunni. Terrò con me soltanto i testi davvero utili a ciò che ho deciso di fare nel tempo che mi resta: scrivere.

Mi emoziona pensare che non dovrò più prendere la macchina e andare in campagna per recuperare un libro che voglio leggere su carta o mostrare ai miei alunni. I libri torneranno vicini, parte della vita di ogni giorno, e smetteranno di essere un deposito lontano da raggiungere.

Quello che darò via mi piace pensarlo, da una parte, come un gesto di liberazione dal feticismo e dal possesso; dall’altra, come una seminagione i cui frutti non vedrò. Perché i libri possono cambiare le vite solo se vengono “esperiti”, se diventano vita vivente e non mera erudizione o motivo di vanto. 


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