Grazie delle belle parole che mi riservi sempre, caro e insostituibile Nicola. Almeno con te qualche soddisfazione sono riuscita a prendermela nel tempo. Ora che sono visceralmente impegnato con Lina in una lotta impari con i miei figli nichilisti, consumisti ed egoisti (cfr. D’Avenia), non è poco, per me, godere di questa sia pure tardiva sensazione di rivincita. Le possibilità di ottenere in famiglia gli stessi risultati avuti con te sono prossime allo zero. Tuttavia, aggiornando periodicamente le mie argomentazioni utili alle mie prediche e ricordando la frugalità essenziale dei miei mitici nonni Giuseppe e Alfieri — che tanto sarebbero piaciuti a Pier Paolo Pasolini per la loro integrità morale, inscalfibile e inattaccabile — e riascoltando dentro di me le feconde semine etiche di monsignor Laureato Maio, della signorina Cristina Pagnano, allieva di Renato Caccioppoli (cfr Morte di un matematico napoletano di Mario Martone), e della professoressa Titina Carpinelli, campionessa assoluta di umanità al Liceo P. Giannone (tra borghesotti provinciali molto peggiori di quello che inevitabilmente eri all’epoca tu), maestri a cui debbo infinita gratitudine per quel poco che sono, non mi rassegno alla disfatta.
“Parleremo ma non saremo creduti”, sosteneva uno dei tuoi tanti scrittori di riferimento, che ti piace impiegare (ostentare?) come arma contundente (e persuasiva) in questo mondo di corpi disabitati e di gonfiezze insopportabili. Una residua dose di scorie di radicalchicchismo, probabile eredità di quel mondo piccolo-borghese dal quale ti sei da tempo, per fortuna, emancipato, sia pure attraverso un faticoso percorso politico vissuto con l'anima e con gioia autentica tra paraculi e opportunisti di ogni genere. Fatiche che avresti potuto evitarti riascoltando, appunto, i colloqui alla Casa dello studente di Via Cesare De Lollis, quando provavi a fare Lothar Matthaus tra calabresi assatanati e aspiranti calciatori quasi veri, mentre io mi ostinavo a costringerti a mettere in ordine la mia piccola stanzetta proletaria dopo una doccia nei bagni comuni, ricordandoti che non sostituivo la tata Maria. Mi piace immaginare che questa tua crescita esponenziale sia avvenuta in piccola parte anche grazie al mio esempio e alle mie irrinunciabili prediche di orfano prima di te. Grazie alle quali, tuttavia, più di una generazione di studenti sanniti ha potuto beneficiare della tua profonda cultura e della tua insostituibile visione del mondo (o debbo dire, in maniera più forbita, Weltanschauung?). Grazie di esserci stato in tutti questi anni e di esserci ancora. Un abbraccio grato. Tullio, il tuo grillo parlante, la tua voce di dentro che non ti ha mai giudicato. Voluto bene, sì.
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