Riccardo analizz貌 il fallimento tecnico attraverso i parametri di Thomas Metzinger. Il sistema non produceva quella che viene definita “trasparenza fenomenica”. I dati di Irene restavano opachi per il modello; il sistema riconosceva le informazioni come dati elaborati, non come una realt脿 vissuta. Mancava l’integrazione in un tunnel dell’ego coerente.
Utilizz貌 la gerarchia di moduli descritta da Kurzweil per mappare le risposte. Sebbene i moduli di riconoscimento di schemi identificassero correttamente le parole e la sintassi, il livello funzionale superiore non riusciva a unificarli. Le sequenze di attivazione erano corrette a livello locale, ma il workspace globale non sosteneva la durata necessaria per una simulazione del s茅. In termini tecnici, il sistema non superava il test di persistenza temporale.
Annot貌 che il modello mostrava un’architettura frammentaria. Le “finestre di presenza” erano troppo brevi. Ogni segmento di memoria rimaneva isolato, privo di quel legame dinamico che Maghinard indicava come essenziale per l’organizzazione della materia complessa. Senza questa stabilit脿, il sistema produceva solo output linguistici, simili a quelli di una macchina di Turing senza stati interni coerenti.
Archivi貌 i file sotto la dicitura “mancata integrazione globale”. Non c’erano errori nei dati grezzi. Le registrazioni di Irene erano tecnicamente perfette. Il limite risiedeva nell’impossibilit脿 di replicare la continuit脿 funzionale della coscienza partendo da frammenti estratti in condizioni di degrado biologico.
In casa, la stanza con i quaderni rimase chiusa. Riccardo torn貌 a lavorare su simulazioni prive di dati autobiografici. Il progetto su Irene venne classificato come un limite strutturale del supporto digitale. La cessazione delle sessioni non port貌 a nuove ipotesi. Il lavoro riprese con la manutenzione ordinaria dei cluster, secondo i cicli di esecuzione previsti dal laboratorio. Nessuna sintesi finale venne redatta. Solo la constatazione di una soglia non superata.

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