Sognavo d’essere un’hostess,
ma uomini al male più adusi,
tarparono ali, mi fecero bestia
di Eros. Il corpo fu un’arma, però.
Nessuno mi avrebbe chiamata puttana
senza immani, genitali dolori.
E fu storia (o eterno ritorno?)
di seme sul volto, membra
stanche, simulato piacere
ad uso di occhi meccanici.
Ebbi fama e denaro,
ma un male mi prese le viscere,
vendetta di carni mai amate.
Le mani dolci di chi m’allevò,
curarono invano la bellezza scolpita,
sfiorita d’incanto. Tornai, dunque,
bambina che voleva volare.
Ciò che resta di me sono ceneri
disperse nel vento, infeconde.
(2026)
* * *
Sognavo di essere un’hostess,
ma uomini poi al male usi più che
al bene,
mi spinsero altrove. In picchiata,
il corpo divenne un'arma potente.
Nessuno mi avrebbe chiamata puttana
senza strazio di carne implorante.
E fu storia sempre uguale di seme sul volto,
membra stanche, raramente piacere.
Più celebre della santa dei poveri,
un male mi prese alle viscere,
vendetta di un corpo mai amato.
Le mani che m'avevano allevato,
dimentiche dell’oltraggio subito,
si presero cura della mia bellezza sfiorita.
Per mia madre tornai la bambina che
voleva volare.
Ciò che resta di me sono ceneri
disperse nel vento infeconde.
(1997-2015)
Questa versione è apparsa in Extravagantes (2023).



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