mercoledì 24 settembre 2008

autobiografia (2008-2026)

Nicola Sguera nasce a casa sua il 20 giugno 1967.

Vive un’infanzia senza ombre, se non quelle che la sua fantasia bizzarra trasforma, di notte, in orchi e vampiri.

Nel 1984 nasce a nuova vita: smette di mangiare carni per empatica compassione, rompe il patto con il Dio della sua tradizione familiare e conosce la sua futura moglie. Meglio sarebbe non essere mai nati, ripete spesso.

Il 24 gennaio del 1990 sua madre decide di impartirgli l’ultimo memorabile insegnamento: «nella mia fine è il tuo inizio».

Nel Mercoledì delle ceneri del 1998 si inginocchia nuovamente, e prega un Dio sconosciuto: per la prima volta comprende il senso della parola “amen”.

Quando la sera osserva sua figlia, raccolta in un sonno finalmente sereno, e pensa a sua madre, ai suoi alunni, al vino, alla poesia di Char, alle canzoni di Nick Cave e all’Inter, benedice e «sì, in fondo, altissimo, non onnipotente buon Signore, grazie».

(Scritta all'interno di un seminario con Domenico Notari - che ringrazio-, tenutosi il 23 settembre 2008 al Liceo Classico “P. Giannone”)

* * *

Era il 2008. Sono passati circa 18 anni.

Come proseguirei questa autobiografia, rispettando i vincoli formali che ci diede allora Notari? Cosa è accaduto di decisivo da allora?

Versi e riflessioni iniziano, dal 2012, a trovare carta e qualche lettore.

Sognando una città più vivibile per sua figlia, si impegna in politica, uscendone con la schiena e la speranza infrante.

La sua inquietudine spirituale si rassegna a non poter essere racchiusa in un’ortodossia. Diventa un “diversamente credente” o, meglio, uno “sperante”.

Convive con i suoi malanni, che ne ridefiniscono corpo e spirito.

Comprende di non voler essere un ottuso burocrate in una scuola che sente sempre più estranea e si dà integralmente alla scrittura, per trasfigurare la vite vissute e viverne altre possibili.

La sera, senza vino, con molta poesia e musica e Inter, custodendo i morti e amorosamente congiunto con i viventi, ringrazia ancora (e sempre) il Dio Madre/Padre per i suoi doni copiosi. 

(2026)





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