Nicola Sguera nasce a casa sua il 20 giugno 1967.
Vive un’infanzia senza ombre, se non quelle che la sua
fantasia bizzarra trasforma, di notte, in orchi e vampiri.
Nel 1984 nasce a nuova vita: smette di mangiare carni per
empatica compassione, rompe il patto con il Dio della sua tradizione familiare
e conosce la sua futura moglie. Meglio sarebbe non essere mai nati, ripete
spesso.
Il 24 gennaio del 1990 sua madre decide di impartirgli l’ultimo
memorabile insegnamento: «nella mia fine è il tuo inizio».
Nel Mercoledì delle ceneri del 1998 si inginocchia
nuovamente, e prega un Dio sconosciuto: per la prima volta comprende il senso
della parola “amen”.
Quando la sera osserva sua figlia, raccolta in un sonno
finalmente sereno, e pensa a sua madre, ai suoi alunni, al vino, alla poesia di
Char, alle canzoni di Nick Cave e all’Inter, benedice e «sì, in fondo,
altissimo, non onnipotente buon Signore, grazie».
(Scritta all'interno di un seminario con Domenico Notari - che ringrazio-, tenutosi il 23 settembre 2008 al Liceo Classico “P. Giannone”)
* * *
Era il 2008. Sono passati circa 18 anni.
Come proseguirei
questa autobiografia, rispettando i vincoli formali che ci diede allora Notari?
Cosa è accaduto di decisivo da allora?
Versi e riflessioni iniziano, dal 2012, a trovare carta e qualche lettore.
Sognando una città più vivibile per sua figlia, si impegna
in politica, uscendone con la schiena e la speranza infrante.
La sua inquietudine spirituale si rassegna a non poter
essere racchiusa in un’ortodossia. Diventa un “diversamente credente” o,
meglio, uno “sperante”.
Convive con i suoi malanni, che ne ridefiniscono corpo e
spirito.
Comprende di non voler essere un ottuso burocrate in una
scuola che sente sempre più estranea e si dà integralmente alla scrittura, per
trasfigurare la vite vissute e viverne altre possibili.
La sera, senza vino, con molta poesia e musica e Inter,
custodendo i morti e amorosamente congiunto con i viventi, ringrazia ancora (e
sempre) il Dio Madre/Padre per i suoi doni copiosi.
(2026)

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