Il sistema avviรฒ l’elaborazione. I tracciati erano stabili. Nessun segnale anomalo. Poi comparve l’audio. Non come output principale. Come residuo.
La voce non era perfetta. Mancavano alcune frequenze. C’erano vuoti. Le parole arrivavano con una leggera irregolaritร . Non era una registrazione singola. Era una ricostruzione. Segmenti sovrapposti. Frasi spezzate. Pause ricucite.
Riccardo riconobbe la voce prima delle parole. Il timbro. L’andamento. Quel modo di fermarsi a metร frase. Non disse nulla. Rimase immobile.
La voce pronunciรฒ il suo nome. Riccardo sentรฌ un irrigidimento improvviso. Le mani restarono sul tavolo. Non si mosse.
Lorenzo guardava i monitor. Controllava i parametri. Non guardava Riccardo.
La voce continuรฒ. Frasi brevi. Nessuna intonazione marcata. Nessuna inflessione emotiva. Era Irene. Non come parlava negli ultimi mesi. Come parlava prima. Quando non c’era ancora nulla da trattenere.
Riccardo sentรฌ un peso salire. Non un pensiero. Una reazione fisica. La gola si chiuse. Il respiro cambiรฒ ritmo. Cercรฒ di regolarlo. Non riuscรฌ.
La voce disse una frase incompleta. Si interruppe. Riprese. Riccardo abbassรฒ lo sguardo. Le lacrime arrivarono senza preavviso. Non fece rumore. Non cercรฒ di fermarle.
Era la prima volta. Da quando Irene era morta non aveva pianto. Non durante la malattia. Non dopo. Il corpo aveva tenuto. Ora no.
Lorenzo se ne accorse tardi. Spense l’audio. Non disse nulla. Riccardo annuรฌ. Si asciugรฒ il viso con la mano. Rimase seduto ancora qualche secondo.
Disse solo che quella voce non doveva essere usata come test. Lorenzo rispose che non lo sarebbe stata. Archiviarono il run come non replicabile.
Quando Riccardo uscรฌ dal laboratorio aveva gli occhi stanchi. L’aria fuori era fredda. Respirรฒ. Camminรฒ. La voce gli restava addosso. Come presenza breve, appena riemersa.
Da quel giorno seppe che Irene non sarebbe mai stata solo un sistema.

Nessun commento:
Posta un commento