In questo tempo della mia vita – generoso, prodigo -, sono intimamente persuaso che tutto ciò che accada abbia un senso, e che in esso siano leggibili molte delle strade che abbiamo percorso durante la nostra esistenza.
Il Premio “Milo” è compimento e nuovo inizio nel contempo.
Compimento perché la “questione animale” è genetica di ciò che sono a partire dai miei diciassette anni, quando divenni vegetariano e abbandonai la mia fede familiare perché non accettavo un Dio che fa soffrire inutilmente i viventi non umani. Ne ho parlato, mescolando autobiografia e riflessione, in “Animal (senza idillio)”, poi confluito in Pensiero in sorgente.
Perché i cani sono stati parte integrante da sempre della mia vita: quelli ricostruiti attraverso i racconti (come l’husky di mio padre, Mowgli), quelli trovati (tutti i miei cani sono stati trovatelli, cani sperduti) come Lilli, Corsaro, Lucky e Deny e altri che non nomino ma porto nel cuore.Perché la scrittura narrativa (sperimentata seriamente da poco più di un anno) mi dà la possibilità di
decentrarmi e vedere, “sentire” il mondo da prospettive “altre”, differenti,
scoprendone l’infinita ricchezza: quella di un cane cieco, ad esempio, chiamato
omericamente Argo, e quella di ragazzo autistico, Luca.
Mentirei se dicessi che non ero emozionato nei giorni che
hanno preceduto la premiazione in Campidoglio, in una sala (la Protomoteca) in cui mi
osservavano i grandi su cui mi sono formato, da Leopardi a Tasso, che studiai
sotto la guida di Alberto Asor Rosa proprio a Roma. Esempi inarrivabili ma anche, mi auguro, numi tutelari.
Spero di riuscire a coniugare sempre il racconto con il pensiero (e con la poesia). Ho cercato, dunque, di dire il senso di ciò che avevo scritto come emblematico di una svolta antropocosmica (Marco Guzzi) che stiamo vivendo a diversi gradi di consapevolezza. E, in essa, il ruolo che può, deve avere, appunto, la letteratura.
Quando Costanza Rizzacasa d’Orsogna, promotrice dell’iniziativa, scrittrice tradotta in tutto il mondo, affabile maestra di cerimonie, mi ha chiesto di leggere il racconto, ho avuto un sussulto. Non me lo aspettavo e non avevo preparato la lettura.
Poi, probabilmente, la pratica legata a “la rosa necessaria” e qualche comizio politico mi hanno aiutato a non sfigurare davanti ad una platea assorta, dove il mondo animale aveva i suoi rappresentanti dolcissimi.
Qui di seguito, per comodità, segnalo quanto presente in rete su un evento che, al di là delle biografie individuali, tra cui la mia, è importante proprio nella direzione di quel passaggio d’epoca che la nuova relazione tra uomini e animali segnala.
Consegnati oggi in Campidoglio i premi della seconda edizione del Premio Milo
Cerimonia di premiazione del II Premio “Milo”
Onore al cane che guida l’uomo che guida il cane di Nicola Sguera , una lettura
A Nicola Sguera il Premio Milo promosso dalla scrittrice Costanza Rizzacasa
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Prego ogni giorno affinché il Signore del Canto faccia di me uno strumento, capace di tenere a freno ogni ambizione umana, troppo umana.


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