«Spesso ci si dimentica di dare a ciò che ascoltiamo o leggiamo l’attenzione che è necessario dare».
Ho dedicato a questo libro diversi giorni e anche pezzi di notti e di albe. Con trasporto “erotico”, immersivamente, empaticamente.
L’essenziale ama nascondersi. κρύπτεσθαι φιλεῖ.
Mi sono trasferito nel libro: «sono entrato in un’altra dimensione».
«Chi non legge, a settant’anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto cinquemila anni: c’era quando Dantes evase dal carcere di If, quando Jean Valjean salvò Cosette, quando Aristocle di Aristone non ebbe il coraggio di osare e cavalcare verso la sua vittoria. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro». Parole giustamente celebri.
Altre vite da vivere, dunque, sempre con “eroico furore”.
Questo fanno i grandi libri di narrativa, come il Platone di Nucci, nato come idea negli anni d’università, folgorati da un grande studioso di Platone (Gabriele Giannantoni) e da un inimicus Platonis d’eccezione (Friedrich Nietzsche), amante della tragedia, scritto in cinque anni, supervisionato da un eccellente studioso di filosofia (Riccardo Chiaradonna).
Alla fine della lettura del libro si esce non più eruditi ma più complessi, più interrogativi, più inclini, nella dissipazione dei giorni, a porci domande essenziali.
Perché la filosofia, come ha ribadito in libri luminosi Pierre Hadot, è un modo di vivere, non una teoria.
Non proverò neanche ad accennare a tutti i temi del libro, ai suoi easter egg.
Platone è il più grande filosofo di tutti i tempi. E lo dico anch’io da inimicus Platonis… Uno dei padri dell’Occidente.
«La tradizione filosofica europea è che essa consiste in una serie di note a piè di pagina a Platone».
Platone ha formulato quasi tutte le grandi domande della metafisica occidentale, ha definito l’orizzonte della filosofia stessa.
Il libro è difficile, come un viaggio dell’anima. Ma vale la pena fare il viaggio perché «sono difficili le cose belle».
Nucci è uno scrittore “greco”. Sarebbe complesso da spiegarlo. Diciamo che vive nella tensione tra l’effimero e l’eterno, una tensione che deve rimanere irrisolta. Ovviamente. Per questo è lontanissimo dalla sensibilità “cristiana”, che tale tensione risolve.
Che cos’è questo libro? Biografia ma anche autobiografia, Bildungsroman, ovviamente, romanzo storico ma anche prosimetro, con un gusto mai ostentato per la sperimentazione nell’uso dell’indiretto libero, di una forma razionalizzata di stream of consciousness, dei dialoghi immaginari, delle stesse vicende narrate a distanza di tempo, con l’inserto di lettere.
Soprattutto è l’inveramento di un’intuizione del giovane Nietzsche: Platone è talmente complesso, abissalmente complesso, che si può solo scriverne una biografia. Dunque, una clamorosa ambizione quella di Nucci.
Poiché la matrice del libro è nietzschiana, è evidente che in esso abbia tanta parte il sapere tragico. Credo di poter affermare che questo libro sia un ossimorico omaggio “tragico” al platonismo. Il Platone di Nucci diviene ciò che è attraverso enormi patimenti: πάθει μάθος, come insegna l’Agamennone di Eschilo.
Ne emerge un Platone diverso da quello dei libri scolastici e universitari. Prima di tutto perché non vediamo un blocco monolitico ma un processo. Nucci ha il merito di farci vedere un uomo, con le sue contraddizioni, le sue svolte, le sue cadute, divenire un individuo capace di fondare una civiltà. Il Platone di Nucci modifica le sue prospettive sul mondo.
Non vedremo solo il maestro di Aristotele ma la guida di due grandi filosofe, sconosciute ai più; non solo l’uomo capace di praticare autocontrollo delle passioni ma il melanconico afflitto da lunghe fasi di oscurità, l’uomo che solo attraverso le tenebre arriva alla luce; non solo l’autore dei dialoghi ma colui che nelle opere letterarie ha fatto ascoltare la sua vera voce di cigno.
Non a caso Nucci valorizza dei dialoghi platonici i “margini”, le pieghe, ad esempio gli incipit, o le digressioni o le descrizioni o i personaggi minori, come se Platone andasse letto non per quel che dice esplicitamente ma a partire da “sintomi” (in senso psicoanalitico) o lapsus. Bisogna cercare Platone oltre il Platone della vulgata, sotto il Platone scolastico, nonostante il Platone accademico. Perché Platone, per Nucci, è prima di tutto (e per sempre) un immenso scrittore, che trasfonde la sua ambizione giovanile nella filosofia, e diviene colui che sa comporre tragedia e commedia, vero poeta tragico che è anche poeta comico. E che è usa la scrittura come “terapia” o come “esorcismo” contro il dolore esistenziale (1. continua)
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Il testo riscrive quanto detto nel corso della presentazione del libro presso la Libreria Guida di Benevento.












