sabato 20 giugno 2026

Invecchiare [AUTOBIOGRAFIA]

Oggi compio cinquantanove anni.

È un buon giorno per chiedersi che cosa significa invecchiare.

Provo a stendere un elenco:

- diventare più saggi se si ha il buon senso di imparare dall’esperienza e dagli errori. Tutti noi elaboriamo tra infanzia e giovinezza schemi comportamentali che possono anche essere efficaci in determinati frangenti e che tendiamo, dunque, a reiterare. Saggezza è capacità di rivederli criticamente, capendo che le circostanze della vita mutano. 

- Vivere con meno ansia: non ho più nulla da dimostrare a nessuno. Quel che potevo e dovevo essere lo sono divenuto, con il mio carico di errori. Penso soprattutto alla vita professionale: oggi non vivo più il tempo in classe come se fossi esposto al giudizio di studenti e famiglie. Ma questo vale per ogni ambito della vita. Quindi…

- invecchiare (bene) significa accettarsi. Per anni ho pensato che ci fossero parti di me “sbagliate” che andavano represse o estirpate. Retaggio di un cristianesimo controriformato e di un radicato senso del peccato, questo atteggiamento ha prodotto molte delle mie nevrosi (e probabilmente anche molte delle mie poesie). Oggi ho accettato la mia “ombra”. Io sono una totalità: le miei fragilità le accolgo. 

- Una stagione nuova dell’amore che accetta di perdere gioie primaverili ed estive per acquisire sottili piaceri autunnali nella capacità – essa tutta nuova – di accogliere l’altro nella sua alterità, senza più alcuna pretesa egemonica o trasformativa. 

- Pacificarsi con il corpo che diviene un fedele alleato, non più un servo da maltrattare. La saggezza e la chimica farmaceutica mi stanno donando non una nuova giovinezza (che stolta pretesa!) ma una consapevolezza mai sperimentata prima. Ho tante malattie (ipertensione, diabete alimentare, prostata ingrossata, un mal di schiena pronto a riemergere se non sto attento), ciascuna delle quali tenuta sotto controllo con medicine e stile di vita attento. Il corpo “detta” i ritmi di ciò che posso e non posso fare. La saggezza oggi è sapere che devo essere attento ogni giorno, in ogni gesto: dall’alimentazione ai pesi da portare. Non c’è più nessuna tentazione “super-eroistica”, che pure è stata una struttura portante della mia vita.

- Raccontare la vita, le vite. Come scritto altrove, questo “quarto tempo” è un dono, è pura grazia. Il mio unico merito è accoglierlo con gratitudine. Negli anni che mi restano da vivere tra quest’autunno bello e l’inverno che mi attende il mio compito è rendermi sempre più degno di essere un tramite per storie che vogliono essere raccontate. E in questo modo, dunque, vivere, tante altre vite. 

Il sentimento dominante di quest’ultimo anno è la riconoscenza

Che oggi esca il mio secondo romanzo, Il potere del canto, che è pieno di riferimenti autobiografici trasfigurati, è un altro dei doni belli che sto ricevendo copiosi.


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