martedì 15 luglio 2008

dieci libri



I libri hanno trasformato la mia vita. Alcuni in maniera più evidente. Libri lontanissimi tra loro (abito le frontiere: ortodossia è parola che non amo). Quelli di Heidegger mi hanno insegnato che il pensiero può essere decisivo in vista di un altro mondo possibile, un pensiero poetante che curi il mio sguardo egocentrato, per evitare che l’uomo diventi un’appendice delle macchine, come ipotizza Anders ne L’uomo è antiquato, e per andare oltre il Novecento (Revelli), secolo-belva, dominato dai totalitarismi. Ma è dalla Weil che riprendo l’invito a mettersi in ascolto della «parte muta, anonima, sparita della storia»: bisogna iniziare a dire che Alessandro, Cesare e Napoleone erano criminali esattamente come Hitler, se non vogliamo produrre altri Hitler (o Bush). E sempre da lei ho imparato la necessità del radicamento e la possibilità di una spiritualità aperta, mistica, che ho ritrovato anche nelle pagine dolenti e sognanti della Hillesum, che cantava mentre il suo treno viaggiava verso il lager.  Sicuramente il confronto con il cristianesimo è centrale nella mia vita, ma predilige i sentieri poco battuti, ricerca quel Quinto Vangelo, tutto fondato sull’Amore, cui Pomilio ha dedicato un romanzo tanto bello quanto poco conosciuto. O il cristianesimo al servizio dell’altro, cristianesimo adulto di cui scriveva Bonhoeffer nelle sue lettere (poi raccolte in Resistenza e resa) prima di essere impiccato per aver complottato contro Hitler. A questo cristianesimo sublime ha dato parola e immagine il più grande regista del Novecento, Andrei Tarkovskij, il cui Scolpire il tempo è uno scritto intriso di romanticismo e poesia, distillato della grande tradizione spirituale russa, erede di quella interrogazione metafisica che Dostoevskij aveva magistralmente immortalato nel suo opus magnum, I fratelli Karamazov, dove si fronteggiavano nichilismo ateo e slancio verso l’assoluto, che, secondo Steiner, è il fondamento di tutte le grandi opere letterarie. Integrare un pensiero-poetante ecosofico, una spiritualità transreligiosa, un agire politico non-violento: i libri mi aiutano in questa ricerca che non avrà mai fine.

(Apparso su «BMagazine», luglio 2008)